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21.01.2018

Piccolo scienziato a caccia d’insetti tra colline e Braio

Ruffo tra Zorzi e Pasa nel ’33 davanti alla grotta Damati, in Lessinia, a caccia di insetti. I tre ricostruirono il museo di storia naturale di VeronaSandro Ruffo al lavoro. Era appassionato di animali, insetti e natura
Ruffo tra Zorzi e Pasa nel ’33 davanti alla grotta Damati, in Lessinia, a caccia di insetti. I tre ricostruirono il museo di storia naturale di VeronaSandro Ruffo al lavoro. Era appassionato di animali, insetti e natura

Zeno Martini Scienziato, grande naturalista, uomo integerrimo di vasta cultura e soprattutto di grande umanità. Studioso e profondo appassionato di animali, Sandro Ruffo, museologo che ricostruì con Francesco Zorzi e Angelo Pasa il museo di storia naturale di Verona, dopo l’ultima guerra, ha coltivato il suo amore per il mondo naturale nel quartiere del «Braio», a Soave dove era nato il 26 agosto 1915 in una casa di via Braglio, appunto. Ruffo frequenta la scuola elementare nella classe della maestra Negrini. Nel 1922 segue i genitori e va a vivere a Verona, pur tornando ogni estate a Soave. E la sua grande passione per la natura muove i primi passi nel giardino di casa, nel Braio. Il granaio, poi, è ricco di cose curiose: minerali e fossili provenienti dal monte Tenda, ovvero gli «scheeti», i nummuliti, fossili dell’era Cenozoica che si trovavano nelle profondità marine a forma di monetina che ancor oggi si possono rinvenire in quella che viene chiamata piazza Scheeti. Sandro va per campagne sul Tenda, in cerca di farfalle e insetti, e per colline soavesi a caccia con il padre, la domenica mattina, al Roccolo di Castelcerino. Da un fagotto scovato in casa nasce anche la sua passione per la musica, coltivata per tutta la vita. Un uomo poliedrico, Ruffo, dalle tante conoscenze che osserva Soave e il cerimoniale per fare il bucato delle donne, il gioco delle bocce e delle carte degli uomini ai bar. E ne avrà sempre nostalgia: «Mi sentivo orgoglioso del mio paese, così accogliente», dirà spesso. A Verona i Ruffo abitano in via Cappello. Sandro studia al liceo classico Maffei e poi frequenta l’università di Bologna, la facoltà di Scienze agrarie, dove consegue la laurea nel 1938. Il suo è un interesse crescente per la natura: va in esplorazione in Valdonega, lungo le rive dell’Adige; legge libri e studia prima gli insetti e poi i crostacei. Entra per la prima volta al museo in Lungadige Porta Vittoria con un coleottero raccolto al Boschetto, nel 1929. «Mi sembrava immenso e ricchissimo», dirà del museo Ruffo. «Mi pareva un ambiente molto bello, dove sarebbe stato piacevole andare a lavorare». Al museo lo accoglie Vittorio Dal Nero, imbalsamatore e ornitologo, allora assistente al museo. «Era un vecchio signore con i capelli bianchi, dallo sguardo mite, ma lievemente ironico. Portava un camice bianco», lo descriverà Ruffo. Lo studioso è però chiamato alle armi. Nel ’39 frequenta la scuola allievi ufficiali a Moncalieri e fino al ’42 è sottotenente a Riva del Garda, Peschiera, Pinerolo, Cesana, Monginevro, Illasi e a San Michele Extra. Nel ’42 è mandato come tenente ad Acqui e nella Francia meridionale, a Touvres, in Provenza. Dopo l’8 settembre del ’43, è fatto prigioniero dai nazisti. Tra il ’43 e il ’45 è deportato come prigioniero a Leopoli per quattro mesi, al campo di Witzendorf e poi ad Amburgo alla scuola di meccanica. Nel maggio del ’45, con la capitolazione della Germania nazista, Sandro è liberato e torna a Verona, il 5 agosto del ’45. Ma al rientro dalla guerra in città, trova la sua casa di via Cappello distrutta e la famiglia sfollata a Soave. Trova pure il museo di storia naturale bombardato. Nel novembre del ’45 è assunto come assistente zoologo. Col trenino da Soave, raggiunge ogni giorno la città di Verona. Subito dopo il ritorno dalla Germania, Ruffo, con gli amici e colleghi Zorzi e Pasa, si dedica totalmente alla ricostruzione del museo di storia naturale, rimasto fortemente danneggiato per il bombardamento del vicino Ponte delle Navi. Zorzi, Ruffo e Pasa riprendono immediatamente le attività di ricerca scientifica e riattivano il museo, semidistrutto. Ruffo è scomparso il 7 maggio del 2010 e riposa nel cimitero di Soave. La sua eredità scientifica e umana è tuttora viva nella memoria e nel ricordo, non solo di familiari e amici, ma dei naturalisti e dei museologi di tutta Italia. Soave è sempre rimasta nei suoi ricordi più cari. Anche negli ultimi anni della sua vita, almeno una volta all’anno, si è fatto accompagnare per fare ritorno nella sua Soave. •

Zeno Martini
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