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25.02.2018

Mura pericolanti, ora si potrà intervenire

Nel tratto di mura sono visibili crepe, frequenti i distacchi   FOTO PECORA
Nel tratto di mura sono visibili crepe, frequenti i distacchi FOTO PECORA

Un altro tratto di mura medioevali verrà salvato. Da cinque anni non sono più stati condotti interventi di restauro delle torri e delle mura merlate soavesi a causa del Patto di Stabilità interno (pena lo sforamento), che ha impedito di sfruttare finanziamenti pubblici già concessi, come uno regionale che il Comune ha dovuto rifiutare, per poter proseguire nello scopo di salvaguardia di un patrimonio storico immane. Ma finalmente le cose si sono sbloccate. Il Patto di Stabilità è stato tolto dai bilanci degli enti locali e con un decreto firmato lunedì dal ministro per i Beni e delle Attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, il Comune di Soave ha potuto beneficiare di 800 mila euro dallo Stato. Un finanziamento pubblico per ridurre il rischio di vulnerabilità e per il restauro di un tratto delle antiche mura che cingono il borgo medioevale. Dunque, potranno riprendere i lavori per salvare la cinta muraria di Soave. Questi 800 mila euro entreranno nel triennale delle opere pubbliche 2018 – 2020. L’amministrazione comunale ha deciso di utilizzare il finanziamento per sostenere il costo del progetto definitivo di restauro del tratto a sud del centro storico, che va da Porta Verona alla torre d’angolo di Borgo Covergnino, ovvero il tratto di cinta lungo via Ruffo, particolarmente fatiscente, dove gli stacchi di pietre sono continui. A metà di questo tratto, la torre è implosa ed è pericolante. Il costo del progetto per restaurare questa porzione di mura trecentesche è di 1,2 milioni di euro. «L’onere verrà sostenuto in parte con il finanziamento appena ottenuto dal Mibact», annuncia l’assessore ai lavori pubblici e patrimonio Marco Vetrano, «i rimanenti 400 mila euro verranno cofinanziati con fondi privati». «Nello scorso autunno, da poco insediati, avevamo interessato del problema del patrimonio monumentale rappresentato dalle mura merlate alcuni parlamentari veronesi, tra i quali la deputata Alessia Rotta», dice il sindaco Gaetano Tebaldi, «che si sono fatti portavoce a Roma del problema. Ai loro interlocutori del ministero hanno chiesto di inserirci nel plafond di oltre 597 milioni di euro che il governo Gentiloni ha stanziato con la legge 11 del dicembre 2016, per sostenere il patrimonio monumentale italiano». A Verona sono stati destinati ben 22 milioni di euro, grazie a questa legge. «Per lo più questi soldi sono stati destinati alla salvaguardia e al restauro di strutture di culto veronesi», fa notare Tebaldi, «tranne in due casi, Dolcé e il nostro paese. Voglio sottolineare che questo finanziamento va a beneficio di un patrimonio che non è solo di Soave, ma che è di tutti e che è irripetibile, se venisse irrimediabilmente perso». Così, dopo i finanziamenti concessi per il duomo di Verona e la basilica di San Fermo in città, gli 800 mila euro per Soave sono il gruzzolo più cospicuo ottenuto da un ente veronese dal Mibact. «Questi soldi serviranno a sostenere un intervento quanto mai necessario, su un tratto pericoloso delle mura», fa notare Tebaldi, «e che segna la ripresa, dopo l’interruzione dal 2013, di investimenti nel nostro patrimonio murario». «Alcuni tratti sono già stati restaurati in passato», ricorda il sindaco, «fino a che il Comune dovette rinunciare all’ultimo finanziamento regionale destinato alle mura soavesi, proprio a causa del Patto di Stabilità, che avremmo sforato accogliendo tale finanziamento regionale». «Abbiamo fatto presente tutto ciò ai parlamentari veronesi che si sono fatti carico di portare la nostra istanza al Ministro Franceschini», dice sempre Tebaldi, «precisando che abbiamo un progetto preliminare generale di restauro complessivo della cinta muraria che prevede l’intervento su 24 torri e per ogni tratto di mura urbane, da torre a torre, che costa 500 mila euro». «Dal progetto complessivo abbiamo poi due progetti definitivi, già con l’autorizzazione paesaggistica in mano per poter intervenire, per altrettanti tratti», illustra la situazione Tebaldi, «che aspettavano solo di essere finanziati. Abbiamo deciso di partire a restaurare uno di questi due tratti messi peggio». Come si diceva, la parte di cinta muraria che si andrà a salvare, va da Porta Verona, (già sistemata) fino alla torre d’angolo di Borgo Covergnino. L’altro progetto definitivo e autorizzato, che è il prosieguo di questo, è la parte di mura merlate che va dalla torre d’angolo in Borgo Covergnino a Porta Vicentina. «Facendo questo intervento di salvaguardia di un tratto del patrimonio murario», interviene a dire l’assessore Vetrano, «avremmo la possibilità pure di sistemare la strada interna, oggi inaccessibile, che corre lungo questo tratto di mura, che ci chiama via Mastino della Scala», conclude l’assessore Vetrano, «che da via Roma, sbuca in borgo Covergnino». •

Zeno Martini
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