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14.02.2018

«Luigi, un uomo lungimirante Ora ritroverà la sua Gabriella»

Il feretro viene portato in chiesa per la cerimonia funebre   FOTO AMATOUn momento del funerale di Luigi Pasetto
Il feretro viene portato in chiesa per la cerimonia funebre FOTO AMATOUn momento del funerale di Luigi Pasetto

«Caro Luigi, ora occupi un posto al banchetto del Paradiso, dove certo non può mancare il vino. Il vino non manca in Paradiso, perché rimane il simbolo della gioia e dell’amore che non avrà mai fine. Ci mancherai». Con queste parole, al termine del rito funebre, il parroco di Soave, don Stefano Grisi, ha salutato ieri pomeriggio Luigi Pasetto, scomparso improvvisamente sabato notte 10 febbraio, a 87 anni. Il commendator Pasetto era nato a Soave il 22 giugno del 1930. Ha lasciato un figlio, Sergio, una figlia, Cristina e una nipote, Maria Sole. Era vedovo da dieci anni. «Quanto gli è mancata la sua amata Gabriella», ha ricordato nell’omelia il parroco, «tutti i giorni andava a fare visita alla Madonna della Bassanella, non prima di essere passato a salutare la sua Gabriella al cimitero». Luigi Pasetto era nato da una famiglia di viticoltori soavesi e anche lui è stato prima di tutto un coltivatore. «Oggi salutiamo un soavese Doc, al quale siamo tutti debitori e riconoscenti», ha osservato don Grisi, «le sue grandi passioni sono state la viticoltura e la Cantina di Soave. Il suo gioiello, che mi ha presentato con orgoglio, è la sede Rocca Sveva. Ma questa passione sottendeva a un’altra sua passione: l’amore viscerale per la sua terra e per Soave». Pasetto era solido dire: «Soave è il più bel paese del mondo, ricco di bellezze di cui non ci rendiamo neanche conto». «Luigi ha affondato le sue radici qui a Soave», ha constatato don Stefano, «ma i suoi tralci e i suoi frutti lo hanno portato oltre Soave, ad aprirsi al mondo, ricoprendo svariati incarichi. La motivazione di fondo che lo ha spinto a ricoprire questi compiti è stata l’essere a servizio della sua gente». Pasetto è diventato socio della Cantina di Soave ed è entrato come consigliere nel Cda, prima di diventarne presidente per ben 25 anni, dal 1983 al 2008. È stato presidente pure della Coldiretti di Soave, consigliere e vicesindaco in Comune, nonché assessore provinciale all’agricoltura, caccia e pesca. Ha assunto anche altri importanti compiti, quali quelli di presidente nazionale di Confcooperative e consigliere nazionale di Feder Cantine, consigliere e vice presidente del Consorzio di tutela del vino Soave, vice presidente per 13 anni della Federazione provinciale della Coldiretti e successivamente anche consigliere regionale della Coldiretti. È stato per dieci anni, dal 1990 al 2000, vicepresidente dell’associazione Veronesi nel mondo, che in chiesa parrocchiale ha portato due labari. Quando nel 2008 ha lasciato l’incarico di presidente della Cantina di Soave al suo vice, l’attuale presidente Attilio Carlesso, alla cerimonia per il passaggio di consegne Luigi Pasetto ha detto: «Lascio questo compito, consapevole di aver impresso un segno indelebile nella Cantina di Soave». Se la cooperativa di viticoltori è quello che è oggi, lo deve molto a Pasetto. «Era un uomo tutto d’un pezzo, con uno stile garbato, sempre propositivo», lo ha descritto il parroco don Grisi, «i suoi occhi azzurri erano risplendenti di entusiasmo. Era immancabile la sua presenza alla messa domenicale. La sua grande onestà intellettuale e morale attingeva da valori quali la fede in Cristo, la cultura contadina e dalla sua esperienza». «Tutti riconoscevano la sua intelligenza, la convizione nelle sue idee e la lungimiranza, pur non avendo particolari titoli di studio», ha ricordato don Stefano, «Luigi vedeva più lontano degli altri. In lui, mente e anima si illuminavano a vicenda». All’ingresso della bara nella chiesa di San Lorenzo, il coro della Speranza ha intonato il canto Il Signore è il mio pastore di David Maria Turoldo. «Quante volte Luigi ha ammirato il Buon Pastore nel catino dell’abside della chiesa, dipinto da Adolfo Mattielli», ha rimarcato il parroco di Soave, «dove dietro sono affrescate le colline di Soave, che egli tanto amava». Con don Grisi, hanno concelebrato il rito delle esequie anche don Tiberio Adami e il vicario di Soave, don Mirko Cannavò, il quale ha letto la pagina del vangelo, in cui Cristo dice: «Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo». E Luigi Pasetto, sale della terra e luce del mondo lo è stato davvero. Presente in chiesa tutto il mondo contadino soavese e non solo, autorità civili con in testa il sindaco Gaetano Tebaldi, il consigliere provinciale Matteo Pressi a rappresentanza della Provincia, i vertici della Cantina, tanti soci, ex amministratori di Soave e dei paesi vicini, ex parlamentari come il senatore Gastone Savio, ex dipendenti e dipendenti attuali della cantina. Tanta gente comune che è venuta per ringraziarlo e dargli l’addio. «Era una persona squisita, che aveva instaurato il dialogo con i viticoltori e con tutti gli operatori di settore», ricorda Paolo Menapace, presidente della Strada del vino Soave. «È stato uno degli artefici della Doc Soave ed era sempre presente a tutte le iniziative del paese», conferma Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio tutela del Soave. •

Zeno Martini
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