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17.12.2017

La Vergine del 1901 sfregiata da una granata

Raccolta dalle braccia pietose di don Carlo Mantovani e i suoi commilitoni, la statua lacerata su un fianco per l’esplosione di una granata, rovesciata e semidistrutta, fu portata, su richiesta dell'allora vescovo di Padova, monsignor Luigi Pellizzo, prima a Borso e poi a Crespano del Grappa, dove rimase, così «ferita», esposta alla devozione dei fedeli nella chiesa per diversi mesi, venerata anche dai soldati al fronte, che là andavano a pregare. Nel luglio successivo, venne portata a Bologna per il restauro, che però non fu eseguito, in quanto la statua, così mutilata, venne prima richiesta alla mostra della guerra di Bologna come reperto bellico e poi esposta alla mostra sulla Grande guerra a Genova. Nel maggio del 1920, la Madonna del Grappa venne trasportata, ancora rovinata, a Padova per una solenne funzione e finalmente fece rientro a Crespano. L’anno successivo, nel 1921, un comitato locale ne affidò il restauro all'artista cavalier Emanuele Munaretti di Venezia. Dal suo studio la Vergine ne uscì riparata, ma in modo che rimanessero visibili le ferite provocate dalla granata. Venne per questo soprannominata la Grande mutilata e riportata nell'agosto del 1921 sul Grappa, ricollocata sopra la sua edicola davanti a oltre trentamila persone, tra civili, militari, autorità politiche e religiose. Dopo la costruzione del sacrario del monte Grappa, il sacello non venne più ricostruito e la statua della Madonna del Grappa, patrona e protettrice dei militi della prima guerra mondiale, fu posta all'interno del sacrario, dove si trova tuttora. Z.M.

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