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02.09.2018

La maestra pioniera ispira un racconto

Annalisa Santi, l’autrice
Annalisa Santi, l’autrice

Fu la prima scuola pubblica della provincia e fu proprio tra queste aule che insegnò una maestra che finì per fare notizia sulla stampa di settore nazionale: Annalisa Santi, insegnante di Colognola ai Colli prestata alla letteratura, la storia della maestra controcorrente che tra le prime portò la ginnastica a scuola, l'ha scovata tra le pagine di un periodico e l'ha raccontata in un libro. Si intitola Napoli e la ballerina (finalista al Premio Vittone) la terza fatica letteraria di Santi, ed è un collage di storie vere, romanzate con lo stile della narrativa storica, attorno al tema della partenza e della fuga. Tra queste c'è L'acqua e il corpo che prende le mosse da un articolo pubblicato nel 1890 in un numero del Corriere delle maestre, allegato di una copia del Corriere della Sera di fine Ottocento, in cui si parla della maestrina di Soave pioniera della ginnastica a scuola. Santi, che quel materiale lo raccolse anni fa in occasione della sua tesi di laurea sulla figura della maestra nella letteratura di fine Ottocento, la maestra l'ha voluta chiamare Margherita raccontando come quella sua intraprendenza fece perdere la testa al segretario della scuola di Soave. «Solo il nome è frutto della mia fantasia, ma la sua storia no e ho scelto di ambientarla nella cornice antica della scuola Principe di Napoli di Soave», spiega Santi. Margherita attira la sua attenzione perché la giovane maestra, che lei immagina piena di una vitalità tale da parere sfacciataggine e assolutamente estranea al conformismo, non solo è una di quelle pioniere della scuola italiana che a scuola ci dormivano pure, ma soprattutto perché fu lei a portare a Soave la rivoluzione, «quella del contatto col proprio corpo e quella della ginnastica a scuola». «Margherita leggeva saggi tedeschi, in primis il Catechismo della ginnastica di Moritz Kloss (del 1876) legati a filo doppio con i canoni dell'educazione prussiana», spiega Santi, «e si impose nel sostenere che i bambini dovevano essere portati all'aria aperta, bisogna farli muovere». Figurarsi come il paese accolse la «stramberia» della maestrina: inconcepibile pensare alle bambine che si ruzzolano, fanno salti o corrono, impensabile adeguarsi al malcostume delle gonne sopra il ginocchio: impensabile ritenere giusto ciò che Maria Montessori teorizzò molti decenni dopo, «cioè che per insegnare bisogna emozionare», sottolinea Santi. E poi, che cosa altro aspettarsi da una che il mercoledì delle Ceneri si presenta alla messa, alla Bassanella, sfoggiando un coloratissimo cappellino con i fiori? «Il mondo di Margherita è tutto in quel cappellino che ho voluto le fosse stato lasciato dalla mamma», racconta Santi svelando il suo «costruito» attorno ad un fatto, cioè la ginnastica a scuola, ritenuto per l'epoca sufficientemente innovativo da finire su un giornale nazionale. «Laddove il paese vedeva il lutto e la contrizione, Margherita vedeva il risveglio della natura, i colori. Se il mondo lo guardi così», spiega l'autrice, «è facile che il tuo inno alla vita venga visto come oltraggio e che ti tolgano il saluto». Malvista, per il solo fatto di lavorare, per non avere un marito e dei figli, «considerata, come tutte le maestre pioniere di allora, donne di fatica, dipendenti comunali più vicine allo stradino che all'intellettuale», spiega Santi, «ma libere, come l'acqua che sta nel titolo del racconto. Il corpo, l'altra metà del titolo e della storia, è Fernando Meletta, segretario di quella scuola in cui l'arrivo di Margherita fa a dir poco rumore». Sulla vita di Fernando, tutto razionalità, libri, studi e seminario, Margherita irrompe come un tornado ma lui, per lei, è il porto sicuro. «Quella maestra», sottolinea Annalisa Santi, «fu davvero una pioniera se si pensa che le prime società sportive di ginnastica femminile nacquero attorno al 1870», e la Legge De Santis battezzò la cosiddetta «Ginnastica educativa», imponendone l'obbligo anche per le donne, nel 1878. Il vero nome di questa maestra non sembra però voler saltar fuori: «Sono passati anni dalla mia tesi, non ho più i documenti che usai per scriverla», sembra assicurare Santi. La guardi negli occhi e il dubbio ti pare certezza: oltre un secolo dopo, «Margherita» ha forse ancora bisogno di essere protetta dal giudizio del mondo. •

Paola Dalli Cani
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