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14.12.2018

«L’emergenza acqua è stata sottovalutata»

L’acqua, per due giorni, prima di essere bevuta andava bollita
L’acqua, per due giorni, prima di essere bevuta andava bollita

Nel paese del vino bianco, si litiga per l’acqua. Il gruppo di opposizione Soave Crescere Insieme ha contestato al sindaco il suo operato, in occasione dell’emergenza idrica verificatasi nel capoluogo di Soave, a Castelletto e in zona industriale tra l’1 e il 2 dicembre. I lavori al pozzo in località Carcera da parte di Acque Veronesi avevano intorpidito l’acqua che usciva dai rubinetti, al punto che il sindaco Gaetano Tebaldi domenica 2 dicembre è stato costretto a emettere un’ordinanza che obbligava a far bollire l’acqua dell’acquedotto per usi alimentari. «In realtà il problema si era verificato prima, nei giorni precedenti, è rimasto e si è aggravato nel fine settimana», lamenta il capogruppo di opposizione, il consigliere Matteo Pressi. «Se Acque Veronesi con una nota, aveva segnalato che l’acqua non era potabile fin dal sabato mattina 1 dicembre, come mai il sindaco ci ha impiegato 29 ore, domenica pomeriggio, per emettere l’ordinanza?», chiede Pressi. «Siccome Acque Veronesi non è una nostra amica, ma deve garantire un servizio», prosegue Pressi, «nel momento in cui si è creato il problema alla rete idrica e l’acqua non era potabile, il sindaco doveva pretendere le cisterne con l’acqua e qualora non fossero arrivate le autobotti, il Comune avrebbe dovuto denunciare Acque Veronesi per interruzione di pubblico servizio». «Io e i miei amministratori abbiamo seguito l’evolversi della situazione ora dopo ora, mentre Acque Veronesi monitorava costantemente l’acquedotto», assicura il sindaco Gaetano Tebaldi. «Sabato 1 dicembre Acque Veronesi mi ha garantito di aver scollegato il pozzo che causava problemi alla rete idrica e di aver allacciato il nostro acquedotto, aprendo una valvola, a quello di San Bonifacio, per prevenire eventuali problemi di portata». «La mattina di domenica 2 dicembre alle 8 sono stato subissato di telefonate, le quali mi segnalavano che non usciva più acqua dai rubinetti», racconta il sindaco. «I tecnici di Acque Veronesi sono usciti prontamente e il problema è stato risolto nel giro di tre ore. La pressione è tornata nella normalità, non appena è stato allacciato alla rete idrica il nuovo pozzo della Carcera. Ma siccome l’acqua usciva torbida, abbiamo concordato con i tecnici dell’ente preposto di emettere l’ordinanza per scopi alimentari». «Tutte le scelte sono state condivise con Acque Veronesi, la quale assicurava che il problema era in via di risoluzione», evidenzia Tebaldi. «Invece così non è stato, è servito più tempo ed è stato necessario emettere l’ordinanza, quando Acque Veronesi mi ha detto di farlo. Poi è intervenuta anche l’Ulss 9 e abbiamo atteso a revocare l’ordinanza, finché le analisi non hanno garantito che tutto era tornato nella normalità. Ho fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità e non ce la siamo certo presa sottogamba». «Perché non è stata distribuita l’ordinanza in paese, o almeno si poteva avvertire la gente con l’altoparlante che l’acqua bisognava bollirla», è la richiesta del consigliere di opposizione Giorgio Magrinelli. «Abbiamo affisso l’ordinanza all’albo pretorio ed era pubblicata sul sito del Comune, come prevede la legge», replica Tebaldi. «Io l’ordinanza l’ho trovata solo tra le news del sito del Comune», contesta Magrinelli. «Intanto i cittadini era una settimana che bevevano l’acqua di fogna. Come mai nelle vie Valbona e Caduti sul lavoro a Castelletto, i residenti ci dicono che l’acqua fa schifo? Perché non vengono pubblicati sul sito del Comune gli esiti degli esami chimici e batteriologici dell’acqua? Perché noi consiglieri comunali, che ne abbiamo fatto richiesta, non possiamo avere copia di questi esami?», domanda Magrinelli. •

Zeno Martini
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