CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

10.12.2017

L’affrescatore figlio di mugnai che si ispirava alla vita rurale

Il soffitto ad affresco di Mattielli nel duomo di Asiago
Affresco di Mattielli nella chiesa di Breganze con soggetto la Pesca  miracolosa
Il soffitto ad affresco di Mattielli nel duomo di Asiago Affresco di Mattielli nella chiesa di Breganze con soggetto la Pesca miracolosa

Mercoledì sarà l’anniversario della morte del pittore contadino: l’affrescatore Adolfo Mattielli, nato a Soave il 17 gennaio del 1883 e morto, sempre a Soave, il 13 dicembre del 1966. Figlio di una modesta famiglia di mugnai, all’età di 13 anni iniziò a frequentare la scuola d’arti e mestieri di Soave, diretta dal maestro Bruno Brunelli. Si iscrisse da adolescente all’Accademia Cignaroli di Verona, dove frequentò i corsi di pittura sotto la guida di Mosè Bianchi e Alfredo Savini. Di spiccato ingegno ed estro artistico, Adolfo ottenne alla fine del terzo anno accademico un premio speciale per le opere da lui eseguite. Terminata la Cignaroli, perfezionò la sua preparazione artistica all’Accademia di Belle Arti di Venezia, sotto la guida dei pittori Gianni Salamini e Mario De Maria. Amante della natura e della vita semplice di provincia, completati gli studi in laguna, fece ritorno al paese natale, Soave: qui iniziò l’attività di pittore. I temi della sua arte si ispirano prevalentemente alla vita rurale, che descrive in composizioni di rigoroso equilibrio, ottimo disegno e senso cromatico. Le atmosfere che riesce a creare e raffigurare nei dipinti, risentono dell’arte neoclassica e delle tendenze secessionistiche viennesi. Nel 1907 venne invitato alla Biennale di Venezia dove espose l’opera «Tersicore» e successivamente partecipò all’esposizione della Società Belle Arti di Verona alla Gran Guardia. Nel 1909 tornò a esporre alla Biennale di Venezia con l’opera «Voci dell’anima» che venne acquistata dal mecenate veronese Giacomo Cuzzeri e con una «Processione» realizzata per la parrocchiale di Castelcerino. Nel 1911 si impose all’attenzione del pubblico specializzato, alla mostra di Villa Giulia a Roma, dove si teneva una collettiva di pittori veronesi. Nel 1912 espose ancora una volta alla Biennale di Venezia. Sempre nel 1912 all’esposizione della Società di Belle Arti di Verona, Mattielli si presentò con tre quadri considerati dal critico Armando Zenari «opere non sincere, di bellezza posticcia, monotone», anche se riconobbe all’ autore «bravura esecutiva». Mattielli partecipò pure al Premio Perini di Verona e lo vinse con la tela «Atto di sottomissione all’Italia dei capi arabi di Tripoli». Nel 1914 la Galleria Marangoni di Udine acquistò la sua opera «La zingara». Nel 1918 il Museo Civico di Verona comprò «La vendemmia», forse tra le opere più famose del Mattielli, quadro che era stato esposto alla Pro assistenza civica allestita dalla Società Belle Arti di Verona e pure alla Biennale di Venezia. Nel 1922 e nel 1924 partecipò in ambedue le occasioni alla Biennale di Venezia, dove esibì per la prima volta tre tele e un «Adorando», tutte opere a tema agreste, secondo lo stile a lui caro. Nel 1924 incominciò la sua intensa attività di affrescatore e pittore d’arte sacra. Sono di quell’anno gli affreschi della parrocchiale di San Lorenzo, in Soave. Lavorò successivamente come affrescatore in numerose località. Sono tutte opere eseguite con sobrietà di linguaggio ed eccezionale equilibrio nella composizione, anche se a volte l’artista si compiace di ridondanze decorative, sempre, però, eseguite con grande gusto e maestria. Suoi affreschi si trovano sparsi nel veronese nelle chiese di Cadidavid, Campiano, Chievo, San Luca in città, Santa Lucia in città, Albisano, Castelletto di Soave, Soave (santuario di Santa Maria dell’Alzana e parrocchiale di San Lorenzo), Trevenzuolo, Santo Stefano di Zimella e Volpino. Fuori provincia, lavorò in istituti religiosi e chiese disseminate tra Veneto, Friuli, Trentino e Lombardia. Opere sacre di suo pugno si trovano ad Asiago, Lonigo, Breganze, Sandrigo, Tresché Conca, Motta di Livenza, Breguzzo, Vermiglio, Gemona, Udine, Cembra e al Sacro Cuore di Milano. Il ministro Giovanni Gentile lo volle e lo ingaggiò per la Scuola Superiore magistrale di Pisa. Qui eseguì uno smagliante ciclo chiamto delle «Quattro stagioni». Fu apprezzato per lo stile classico, nei soggetti come nella fattura, impreziosito dalla vivacità e luminosità cromatica. Ricorrenti i suoi soggetti legati alla semplice naturalità della campagna e del mondo contadino, elevati all’eleganza della pittura Quattrocentesca, fusa, talora, con la sinuosità e la preziosità del Secessionismo viennese e dello stile Liberty. Più robusto e complesso l’impianto costruttivo degli affreschi religiosi, su ampie superfici murali, in cui seppe orchestrare gruppi di figure, nuvole e panneggi, talora in bilico tra l’enfatico e il decorativo. Nel 1989 si tenne una retrospettiva a Soave, che dimostrò la sua costante coerenza di stile, in magici racconti di vita contadina, di riti rurali, di personaggi legati al paesaggio, con rivisitazioni moderne di spazi e genti. Una pittura d’intensa festosità e di una leggiadria antica, si disse al convegno, frutto di una vita limpida e di un’anima tersa, immersa nella campagna. L’aspetto didascalico è indubbio e fondamentale nel contesto della formazione cristiana novecentesca delle comunità parrocchiali sia veronesi, che del Veneto, che delle regioni limitrofe, dove Adolfo Mattielli operò. Egli ebbe un profondo senso spaziale che mise in gioco su superfici non sempre facili da eseguire e da interpretare, sia per la luminosità, sia per le inclinazioni, sia per l’altezza d’esecuzione. • Z.M.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1