CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

05.02.2018

«Io, con la data di scadenza L’ecstasy mi ha ridotta così»

Giorgia Benusiglio, testimone dei danni che la droga provoca
Giorgia Benusiglio, testimone dei danni che la droga provoca

«Il tempo, per noi trapiantati, è qualcosa di importantissimo, perché sai di averne poco e vivi con l’angoscia della morte. Non è certo facile»: così si è messa a nudo, davanti a 650 studenti nel palazzetto dello sport di Soave, Giorgia Benusiglio, oggi trentenne di Milano, che all’età di 17 anni ha rischiato di morire, dopo aver assunto mezza pasticca di ecstasy tagliata male. «Per lo sballo di una sera, per divertirsi in una maniera considerata normale, sono diventata paziente per tutta la vita». Sono stati attentissimi e curiosi gli studenti della scuola media di Soave, i coetanei della scuola media di Monteforte e gli allievi dell’istituto per i servizi alberghieri e per la ristorazione Angelo Berti della sede di Soave, con i loro insegnanti, alle parole di Benusiglio. La quale da 18 anni ha fatto della sua tragica esperienza, una missione contro gli stupefacenti e le dipendenze. Giorgia era entrata in coma dopo aver assunto l’ecstasy che le fece andare il fegato in necrosi. Subì un primo intervento di 17 ore con il trapianto di fegato e poi un secondo intervento di altre cinque ore. Per evitare il rigetto dell’organo trapiantato, le sono state abbassate le difese immunitarie e quindi è stata esposta a infezioni e malattie. La sventura si è accanita su di lei, che ha dovuto anche far fronte ad un tumore maligno alla cervice, con altre operazioni e conseguenze fisiche. «Sono arrivata a pesare 27 chili», ha confessato Giorgia con una testimonianza forte, a tratti dura, ma toccante e coinvolgente. «Devi accettare il tuo corpo con una lunga cicatrice e senza capelli e devi anche stare zitto, perché gli altri ti dicono: cosa vuoi, stavi per morire». «Non dimenticherò mai il volto dei miei genitori poco prima di essere operata», ha ricordato Benusiglio. «Si chiedevano: “Dove abbiamo sbagliato?”». Giorgia ha fatto danza da adolescente per 15 anni: 11 anni di danza moderna e 4 anni di classica. La danza era il suo sogno. «Mi sono resa conto di essere diventata una spettatrice: non sarei mai più salita su un palco». «Resto in vita grazie a un farmaco, senza il quale, se non venisse più prodotto, io morirei», ha ammesso. «Poi ho sentito alla tv che un organo in un trapiantato può durare cinque anni. Poi sono diventati otto. Ora sono dieci. Ero diventata un’adolescente con la data di scadenza: che senso ha soffrire così tanto, se dovrò comunque morire? Ho capito che dovevo dare un senso alla mia vita, senza essere sommersa dai sensi di colpa: la nostra vita è quello che facciamo oggi». MOLTO SENTITA la parte dell’esperienza da trapiantata, con un appello rivolto ai ragazzi affinché, da maggiorenni, scelgano di essere potenziali donatori di organi. Giorgia ha ricevuto il fegato di una ragazza marchigiana sua coetanea, Alessandra, morta in un incidente stradale. «Lei vive dentro di me, finché io vivrò. Quando mi sono diplomata, ho detto: “Ce l’abbiamo fatta”, perchè con me c’è sempre anche Alessandra». «È meglio che riflettiate non una, non due, non dieci, ma cento volte prima di assumere sostanze, se non siete pronti a far fronte alla conseguenze che ho affrontato io», ha assicurato ai ragazzi che l’ascoltavano Benusiglio. Che ha indicato loro una parola da seguire sempre: reponsabilità. «Ho dovuto affrontare le conseguenze di quella scelta», ha confessato Giorgia. «Il fegato può essere trapiantato, ma il cervello no e gli effetti devastanti dell’ ecstasy, si fanno sentire nel tempo. Un ragazzo della mia compagnia che si sballava non riesce più nemmeno ad andare in bagno da solo oggi e vi assicuro che, se assumete sostanze, a 30 non riuscirete più neppure a fare l’amore con la vostra compagna o il vostro compagno». «In un anno, vengono immesse cento nuove droghe sintetiche. Quindi mi potreste dire: che male può fare uno spinello?», ha continuato Giorgia. «Ebbene, anche io lo pensavo, ma i medici mi hanno spiegato che droghe leggere e droghe pesanti hanno in comune la stessa parola: droga. Dunque io non sono favorevole a legalizzare le droghe leggere». Sommersa di domande dei ragazzi, Benusiglio ha mostrato anche un filmato con le sue immagini, prima e dopo il trapianto e la lettera che suo padre, Mario Benusiglio, scrisse ai giornali dopo l’accaduto. Giorgia, dopo la sfortunata vicenda, è stata toccata anche da due gravi lutti in famiglia: la morte del padre e della sorella. La testimone, che lo stesso giorno, in serata, ha incontrato anche gli adulti nella sala delle feste di Palazzo del Capitano, è stata invitata dai club Acat del Veronese orientale, dal servizio Serd di Soave dell’Ulss 9 Scaligera e dal Comune di Soave, per il ciclo di appuntamenti «Dopocena a Soave», per promuovere stili di vita sani. • Z.M.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1