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17.12.2017

Inedito don Carlo Salvò sul Grappa la Madonnina

Il collezionista di fotografie storiche Pietro MasnovoDon Carlo Mantovani, il primo in alto a sinistra, con una classe elementare nel 1906
Il collezionista di fotografie storiche Pietro MasnovoDon Carlo Mantovani, il primo in alto a sinistra, con una classe elementare nel 1906

Zeno Martini A 99 anni dalla fine della Grande guerra, un tassello di storia bellica è stato appena trovato e chiude un puzzle rimasto incompleto per un secolo: fu un prete soavese, don Carlo Mantovani, arruolato come soldato semplice, a portare in salvo, raccogliendone i pezzi, la statua della Vergine Ausiliatrice, meglio nota come la Madonnina del Grappa, gruppo in bronzo eretto sopra il sacello che si trovava sulla cima del Monte Grappa, nel 1900. Qui la Madonna con scettro e Bambino in braccio, venne inaugurata e benedetta nel 1901 dal patriarca di Venezia, cardinale Giuseppe Sarto, poi papa Pio X. A causa dello scoppio di una granata, caduta vicino all'edicola, la Madonnina cadde a terra il 14 gennaio 1918. Il suo fianco venne devastato dalla deflagrazione dell'ordigno. DOPO LO SCOPPIO e la caduta della statua mariana, un soldato di nome Carlo Mantovani, assieme ad alcuni suoi commilitoni, arruolati nel Genio militare e di stanza sul Grappa, raccolse la statua bronzea sotto la sorveglianza del capitano Edoardo Barone e del generale Lombardi. Portata a Crespano del Grappa e in altri luoghi d’Italia (articolo a fianco), oggi è nel sacrario di Cima Grappa. Ma chi era quel milite devoto, Carlo Mantovani? Di lui non si sapeva nulla se non il nome. Oggi invece sappiamo che Carlo Mantovani era un prete soavese. Durante le sue ricerche per scrivere il libro La Madonnina del Grappa. Madre che accoglie tra le braccia tutti i soldati caduti, pubblicato a gennaio, l'autore Paolo Casotto, storico del primo conflitto bellico, si è imbattuto, via internet, nelle foto del collezionista soavese Pietro Masnovo che, sul suo sito, ha caricato documenti storici e quattromila foto originali sulla storia di Soave. Casotto ha trovato che su alcuni scatti del 1901 e alla metà degli anni Venti, inserite tra le scolaresche, si trova indicato il sacerdote don Carlo Mantovani, insegnante della scuola elementare. CONFRONTANDO le foto e i dati del soldato sul Grappa che salvò la Madonna, classe 1879, chiamato alle armi come soldato semplice nel 1916, da un territorio dichiarato in stato di guerra (Soave lo era), Casotto e Masnovo sono arrivati insieme a capire che si trattava proprio di quel maestro, don Carlo, arruolato nell'esercito con funzione di cappellano militare. «Fu anche il mio maestro», ricorda Pietro Masnovo, «ma non ci raccontò mai della sua esperienza sul monte Grappa. Eppure colui che salvò la Madonnina dopo lo scoppio, deve essere stato proprio lui, un religioso di Soave, che prima e anche dopo la prima guerra mondiale, faceva il maestro alla scuola elementare del paese». «Insegnò dai primi anni del Novecento fino ai primi anni Quaranta», ricorda Masnovo. «Morì nel 1954 e venne sepolto nel cimitero di Soave, dove si trova tuttora. La sua famiglia abitava in corso Vittorio Emanuele II, allora chiamata Coa Longa». Masnovo ha cercato nell'archivio comunale il certificato di quando il prete insegnante di Soave fu arruolato. I dati corrispondono a quelli del soldato Carlo Mantovani, che risulta aver salvato dalla distruzione la statua. Una storia e un gesto di pietà e di fede che don Carlo non raccontò né lasciò appuntato da alcuna parte. E se ne perse memoria. Nemmeno Casotto è riuscito a inserire nel suo libro appena edito, che Mantovani era un prete soavese, perché la scoperta è avvenuta dopo la chiusura della bozza definitiva. UNA SCOPERTA dunque inedita, che trova conferma dai due ricercatori e appassionati e che Casotto e Masnovo ci hanno fornito di prima mano perché venga ricostruita e possa essere divulgata ai lettori del nostro quotidiano. •

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