CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

24.01.2018

I diari e i disegni di Terezin anticamera dei forni crematori

L’ingresso del campo di Terezin
L’ingresso del campo di Terezin

Zeno Martini «Le memorie dei bambini ebrei di Terezin»: è il titolo della mostra che si potrà visitare da dopodomani a lunedì nella sala civica di piazza Antenna a Soave (orario 9-12 e 14.30-17), organizzata per il Giorno della memoria dalla sezione dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) in collaborazione con gli assessorati all’istruzione e alla cultura del Comune. Su 35 pannelli vengono riprodotti i diari dei bambini ebrei cecoslovacchi dell’età scolare, soprattutto tra i 10 e i 14 anni, che vennero concentrati nel ghetto lager di Terezin, a una sessantina di chilometri da Praga, prima di essere deportati un po’ per volta nel campo di sterminio di Auschwitz. Il ghetto di Terezin restò in funzione dal 24 novembre del 1941, fino alla liberazione per mano dell’ esercito sovietico, avvenuta l’8 maggio ’45. Dal ghetto ebraico di Terezin transitarono verso Auschwitz 15 mila ragazzini sotto i 14 anni: quasi tutti finirono nelle camere a gas e nei forni crematori. Dei 15 mila bambini registrati a Terezin, dal lager di Auschwitz, ne sono tornati meno di un centinaio. «La mostra vuole fare memoria di queste migliaia di bambini», spiega Augusto Suppi, presidente dell’Anpi di Soave, «il cui ricordo, si è conservato fino a noi grazie ai loro scritti e disegni». Fino alla deportazione nel campo di sterminio nazista, quei bambini frequentavano infatti le lezioni di scuola e partecipavano a iniziative culturali proposte e gestite da adulti di Terezin, pure loro detenuti e fatti prigionieri e in buona parte deportati, in quanto ebrei. Tra le altre attività, gli adulti di Terezin fondarono per i bambini di passaggio i circoli di canto e di teatro. Nei diari scolastici invece, i 15 mila ragazzini hanno lasciato a perenne memoria poesie (che nell’esposizione sono tradotte in italiano) e disegni, raccolti in due gruppi: nel primo, nei disegni chiamati dell’«Infanzia perduta», che sono la maggior parte, i bambini hanno disegnato ciò che non avevano a disposizione e che desideravano: giochi, motivi legati alle fiabe, prati verdi e fioriti dove correre e giocare, animaletti d’evasione, come farfalle che svolazzano felici. Nel secondo gruppo di disegni, chiamato «Aspetti del ghetto», vengono riprodotte scene di vita quotidiana alle quali i ragazzi di Terezin assistevano: funerali, esecuzioni, malati all’ospedale, i letti di legno a tre piani, i blocchi delle baracche e i soldati delle SS, loro guardiani. Di ogni disegno in mostra, c’è apposta anche la firma del bambino che l’ha fatto e la data di esecuzione. Di quasi tutti loro, è stata rintracciata anche la data di deportazione dal ghetto e la data della loro uccisione con il gas letale. «Una visita che consiglio ad adulti, ma anche a ragazzi e bambini», conclude Suppi, al quale ci si può rivolgere per informazioni (328.9026 642). •

Zeno Martini
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1