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16.01.2018

«Ho visto piangere molti per la morte di Ludmila»

L’elicottero di Verona Emergenza
L’elicottero di Verona Emergenza

Zeno Martini La sua passione le è stata fatale. Ha trovato la morte in un canalone, tradita proprio dalla sua passione: le escursioni in quota. Domenica sul gruppo del Carega, Ludmila Drogovozov, stava facendo la sua corsa in montagna domenicale, quando improvvisamente è stata inghiottita dalla montagna stessa. Forse una distrazione, forse la situazione meteo non delle migliori per una giornata in alta quota, con il Carega ghiacciato avvolto da una fitta nebbia. Fatto sta che Ludmila, correndo, è scivolata improvvisamente in un dirupo lungo la parete del Plische. Lì ha perso la vita, sepolta dalla nebbia tra le montagne che amava. Di nazionalità moldava, Ludmila era molto conosciuta a Soave, dove lavorava come commessa nel negozio di formaggi La Casara, in corso Vittorio Emanuele II. Si era trasferita a Soave nel 2009 e abitava in un appartamento di via Manzoni con i figli: un giovane di 24 anni e una ragazza di 17 anni. Il prossimo 24 marzo, avrebbe compiuto 45 anni: era nata nel 1973 a Straseni, in Moldavia. Il marito non viveva con lei, ma si trova in Spagna, dove lavora come autotrasportatore. La caduta accidentale è avvenuta nel primissimo pomeriggio, ma ci sono volute alcune ore al Soccorso alpino per raggiungere la vittima e constatarne il decesso, proprio per la nebbia che circondava domenica le vette veronesi. «Mi trovavo anch’io nei pressi del Carega domenica e le condizioni meteo non erano delle migliori, tanto che ho desistito dal salire in vetta», racconta Paolo Menapace, appassionato alpinista, fondatore dello Sci club di Soave e presidente della Strada del vino Soave. «Ho visto quando si è levato in volo l’elicottero di Verona Emergenza e ho capito subito che si era verificato un incidente, ma non pensavo che fosse capitata una tragedia simile, tra l’altro ad una persona che conosco bene». «Era una brava mamma, che lavorava nel caseificio del paese, molto gentile ed impegnata», la ricorda Menapace, «In molti, anche tra i miei familiari, quando stamattina hanno letto che l’incidente sul Carega era capitato a lei, hanno pianto per il dispiacere, proprio perché era un volto familiare a molti». «LA CONOSCEVO attraverso i miei figli e sono costernato per la perdita», sottolinea il sindaco Gaetano Tebaldi, «tutto il paese ha appreso la notizia della sua morte stamattina (ieri mattina per chi legge, ndr) dall’Arena. Ludmila era una persona perfettemente integrata in paese. Sono vicino in questo momento di dolore ai suoi figli per la scomparsa della loro mamma. Non mancheremo come amministrazione di dare il nostro aiuto ai figli per la sua sepoltura». È stata la figlia Anastasia, non vedendola rincasare, a cercarla per prima sul cellulare, senza tuttavia ottenere risposta. Poi l’amara notizia nella serata di domenica. C’è voluto infatti un po’ ai Soccorsi alpini di Verona, Ala e Recoaro–Valdagno per raggiungere il punto dov’è stato recuperato il corpo della soavese d’adozione, che, constatato il decesso, è stato elitrasportato al refugio Revolto. Ludmila non era alta di statura e aveva gli occhi verdi. Non era iscritta ad alcuna associazione del paese, ma si vedeva spesso correre a piedi, quando non lavorava. Ieri non era ancora giunto il via libera dalle autorità per la sua sepoltura. I soccorritori alpini hanno avuto il loro bel da fare anche per cercare l’amico che stava correndo assieme a Ludmila sul Carega, il quale, nel tentativo di cercarla perché non si era accorto subito della caduta e di dov’era sparita, si è perso in mezzo alla nebbia ed è stato soccorso anche lui nel tardo pomeriggio grazie ad un momentaneo diradamento della nebbia. Era in stato di ipotermia. •

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