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11.12.2017

Deve assumere il compagno per poter assistere il fratello

Cristiana Manega e Leonzio, quarantottenne affetto dalla nascita da tetraparesi spastica FOTO PECORA
Cristiana Manega e Leonzio, quarantottenne affetto dalla nascita da tetraparesi spastica FOTO PECORA

Paola Dalli Cani «Io, costretta ad assumere il mio compagno per garantire l'assistenza a mio fratello Leonzio!»: è la storia di Cristiana Manega, sorella di Leonzio, quarantottenne affetto dalla nascita da tetraparesi spastica. Fino al marzo scorso Leonzio viveva con il papà, a Santo Stefano di Zimella, ma alcune problematiche di salute del genitore hanno costretto la famiglia a percorrere invece la via dell'istituzionalizzazione. «Ci siamo rivolti a una struttura e piano piano abbiamo accompagnato Leonzio nel percorso di ambientamento e di familiarizzazione. Dopo quattro mesi, però, abbiamo dovuto far marcia indietro», racconta la sorella Cristiana. È lei a prendere in mano la situazione, a mettere a disposizione del fratello l’abitazione che condivide con il compagno Giancarlo Andreato a Soave. «ERAVAMO STATI avvisati che l'ingresso in struttura avrebbe fatto perdere a Leonzio le misure di sostegno che aveva, ma nessuno pensava che saremmo stati costretti a tornare sui nostri passi. Com'è la situazione oggi? È che Leonzio per la burocrazia e le norme in essere era disabile al 100 per cento fino a prima di entrare in struttura, lo era anche durante i quattro mesi di soggiorno che tra quota regionale e intervento della famiglia costavano 135 euro al giorno, ma da quando è tornato a casa praticamente è come se non lo fosse più». Dalla «dotazione» di sostegno di Leonzio sono spariti i fondi che gli consentivano di frequentare un Ceod (i centri occupazionali diurni) e pure l'assistenza: «È la legge? Vero, ma è una legge che non tiene conto della realtà perché da quanto ne so io impedisce poi ai disabili che hanno storie come quella di mio fratello, e dei quali si fanno carico le famiglie, di usufruire dei servizi che servono a mantenere le loro abilità ma anche a sollevare le famiglie. Io dico, se l'assistenza in carico a noi famiglie al servizio socio-sanitario costa meno che quello in struttura, perché far saltare il sostegno? Noi ci siamo organizzati», dice Cristiana, «e grazie all'aiuto economico di mio padre proviamo a farcela, ma so di decine di ragazzi che non possono frequentare il Ceod perché le rispettive famiglie non se lo possono permettere». A CASA Manega-Andreato la cosa è stata in qualche modo risolta così: Giancarlo ha lasciato il suo lavoro ed è stato assunto dalla compagna. «Lo pago 4,85 euro all'ora, che fanno nemmeno mille euro al mese. Io, però, ne prendo poco meno e riusciamo a starci perché c'è l'accompagnamento di Leonzio e un contributo comunale. Il solo Ceod, però», aggiunge Cristana Manega, «costa sui 700 euro al mese». Altre soluzioni non parrebbero esserci. «Per mio fratello non c'è niente, è stato definito troppo grave e se vogliamo far sentire la sua voce e che gli siano riconosciuti i suoi diritti, dobbiamo iniziare l'iter di accertamento tutto daccapo». «SARANNO anche le regole», si rammarica la donna, «ma in una situazione del genere, fermo restando l'aspetto più importante che è quello del benessere di Leonzio e non finendo mai di ringraziare il mio compagno per la scelta di straordinaria generosità che ha compiuto, ci sentiamo davvero abbandonati a noi stessi». •

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