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29.12.2018

Cancellata la tradizione di «Femo su el mas-cio»

Salta «Femo su el mas-cio», che si teneva la mattina della prima domenica dell’anno a Porta Verona. La Libara Associasion del Buelo e del Cren, che se l’era inventata nel 2008, si è sciolta. La comunicazione ufficiale è arrivata in Comune, alla Pro loco di Soave e allo Iat dell’Est Veronese. Il 13 dicembre si sarebbe dovuto tenere il tesseramento, i soci superstiti invece hanno sciolto l’associazione. Si tratta, a ragion del vero, della seconda manifestazione che quest’anno salta e viene annullata. Era già toccato a settembre al Palio di San Lorenzo, per mancanza di aderenti alle contrade storiche. Adesso tocca alla Libara associasion del buelo e del cren fare i conti con la moria di sostenitori e di aderenti. Per nove edizioni, l’anno nuovo a Soave si è aperto gozzovigliando a Porta Verona, tra vecchie stufe fumanti e gradele sopra le braci, dalle quali si prendevano e si assaggiavano fegato alla veneziana, mortadelle con la polenta brustolà, groste de formajo e risotto col tastasal, il tutto abbinato a vin brulè e al bianco Soave. Nel mentre i cuochi si davano da fare, spesso al freddo e al gelo, o nella nebbia, com’è avvenuto, i massini insaccavano in diretta all’interno di Porta Verona, chiusa per l’occasione, salami, cotechini, soppresse, ossocoli, pancette e quant’altro poteva uscire dalle carni, di solito di più di un maiale, giugulato il sabato, il giorno prima. Adriana Bigano, una delle socie fondatrici e speaker ufficiale della manifestazione, riferisce di aver inviato una lettera all’amministrazione comunale e alla Pro loco, nella quale si «comunica, con grande rammarico, la cessazione dell’attività di inizio anno e lo scioglimento del sodalizio. Purtroppo i volontari erano rimasti troppo pochi». Peccato, perché era una bella tradizione quella di aver ripristinato come si creavano questi insaccati derivati dal maiale, nelle corti contadine, dove a fine anno, più che una tradizione, era un rito «che coinvolgeva tutti, anche i vicini che davano una mano», racconta spesso Nella Dall’Agnello, regista ed autrice del Piccolo Teatro di Oppeano, di recente intervenuta a TeleArena proprio su questa tradizione, intervistata dal direttore Mario Puliero. «Era una festa attesa dai grandi e dagli anziani, durante la quale si imparavano le tradizioni gastronomiche della nostra terra, al tempo comuni a molte famiglie». Far su el mas-cio a Porta Verona, utilizzando i segreti degli ultimi norcini, attraeva piccoli e anziani che si ricordano i tempi in cui partecipavano da giovani a questo rito familiare. C’erano sempre visitatori provenivano da vari paesi del veronese, ma anche da fuori provincia: alcuni amanti del genere ogni anno si spostavano da Biella, ma anche da Torino, e si mettevano in strada per venire ad osservare questa tradizione sotto le mura merlate. La manifestazione in questi nove anni ha avuto anche testimonial d’eccezione come l’industriale Giovanni Rana e la sindaca di Cazzano di Tramigna Maria Luisa Guadin. La prima soppressa, inoltre, i volontari della Libara associasion la donavano ai nonni del paese per l’ Epifania con l’anziano. Una tradizione che si interrompe, ma che speriamo, non venga cancellata definitivamente. •

Z.M.
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