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13.03.2018

Serata per Ahmed Fdil morto «per gioco»

L’auto nella quale è morto carbonizzato l’immigrato di origine marocchina
L’auto nella quale è morto carbonizzato l’immigrato di origine marocchina

A tre mesi dalla tragica scomparsa, torna d’attualità la vicenda di Ahmed Fdil, il sessantaquattrenne immigrato di origini marocchine rimasto carbonizzato la sera del 13 dicembre nell’auto che da un paio d’anni aveva eletto come casa in centro paese. Le indagini avevano subito puntato due minorenni, ritenuti presunti colpevoli d’aver appiccato «per gioco» il rogo che ha posto fine all’esistenza del clochard che viveva di carità e col sostegno di amici. Domani alle 21, nella sala conferenze del centro civico di piazza Santa Toscana, la lista di minoranza consiliare Zevio bene comune riaccenderà i riflettori sul caso balzato in testa a tutti gli organi d’informazione nazionali per la futilità del gesto dei minori che, secondo testimoni, da tempo tormentavano il senzatetto morto barbaramente tra le lamiere incandescenti. La serata sarà un momento di poesie, musica e riflessioni sui molti interrogativi aperti dalla vicenda. Al microfono si alterneranno Mohammed El Assri, mediatore culturale e presidente dell’associazione L’Amicizia formata da famiglie magrebine, che si occupa di integrazione. Poi Marco Tezza, presidente della Ronda della carità di Verona. Quindi Margherita Anselmi, docente al Conservatorio di Trento, Lucia Chiarello, presidente dell’associazione Cittadini del mondo. Prenderanno la parola anche Laura, Maddalena, Miriah, Samir e altri ragazzi di Zevio e Santa Maria. Al pianoforte ci sarà Angelo Campedelli. A DICEMBRE la tragica fine di Fdil terremotò il paese. Dilagarono un mare di interrogativi: sull’entità e su come fermare le baby gang che già, nottetempo, avevano esordito incenerendo due cassonetti delle immondizie, causando danni alla scuola elementare del capoluogo. Poi su quanti si erano chiesti come aiutare il senzatetto con problemi di alcolismo, che praticamente viveva all’ombra del campanile. Sul che fare per contrastare il disagio scolastico e giovanile e tenere alto il valore della vita umana. Sul ruolo delle famiglie. Se in paese ci sono sufficenti punti d’ aggregazione per i giovani. Gli educatori considerano ad alto rischio il periodo tra la fine della scuola media e l’inserimento al lavoro, previsto per legge non al di sotto dei 16 anni. Non avendo un’idea precisa sul loro futuro, a quell’età infatti i ragazzi possono imboccare strade sbagliate facendo da traino ad adolescenti più giovani. I vuoti da riempire parzialmente o totalmente sarebbero insomma più d’uno. A partire dalla noia e dalle solitudini determinate dai nostri modelli di vita. •

Piero Taddei
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