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08.02.2018

Violenza al pronto soccorso, il disagio degli operatori

Il primario del Pronto Soccorso Andrea Tenci con un infermiere all’interno della struttura
Il primario del Pronto Soccorso Andrea Tenci con un infermiere all’interno della struttura

Ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, accolgono e curano chi si rivolge al Pronto soccorso. Oggi chiedono di non essere dati per scontati, chiedono affetto e vicinanza: sono i 40 medici, 14 infermieri e un’altra decina di lavoratori tra autisti e operatori sociosanitari che garantiscono il servizio d’urgenza all’ospedale Fracastoro di San Bonifacio e, in convenzione con la Croce rossa italiana, il soccorso territoriale. Da inizio anno sono stati già due gli episodi di violenza che hanno avuto come teatro le sale del Pronto soccorso di questo ospedale: la prima volta c’è stato un gruppo numeroso di persone già note alle forze dell’ordine che a forza ha preteso di far visita a un conoscente reduce da un incidente stradale; qualche giorno fa il tentativo da parte di due appartenenti a una banda di concludere in Pronto soccorso il «lavoro» iniziato all’esterno ai danni del componente di un’altra banda. Episodi gravissimi, che gli operatori del Pronto soccorso si sono trovati a gestire contando solo su una guardia giurata fino all’intervento dei carabinieri. «Paura, sgomento, terrore», racconta Andrea Tenci, primario del pronto soccorso del Fracastoro, ospedale dell’Ulss 9, «che hanno segnato gli operatori. Non viene meno la grande dedizione che ognuno di loro ha, ma oggi abbiamo bisogno di sentire la comunità vicina, abbiamo bisogno di solidarietà». Dal punto di vista pratico, il Servizio di prevenzione dell’Ulss 9 è al lavoro per individuare interventi migliorativi della sicurezza degli operatori del Pronto soccorso, Tenci attende un incontro specifico sull’argomento, ma è dal punto di vista umano che il medico invita tutti, subito, a intervenire: «Noi le porte non le chiuderemo mai, i nostri pazienti sono più importanti di tutto il resto», dice. Una mano può darla però un cambio di prospettiva: «Ogni episodio di cura, per arrivare a un buon risultato, richiede un’alleanza medico-infermiere e paziente (oltre ai familiari o a chi del paziente si prende cura). Per ciascuno degli oltre 150 pazienti che ogni giorno si rivolgono al Pronto soccorso, occorre che gli operatori inizino da zero l’accoglienza e l’ascolto, individuando i problemi clinici, i bisogni, le aspettative e condividendo obiettivi e progetto di cura, conquistando la fiducia e ottenendo il consenso al percorso diagnostico-terapeutico». «Come pensare», si interroga Tenci, «che gli operatori, umiliati, minacciati, sospettosi mantengano queste capacità e per 150 volte in 24 ore allaccino nuove alleanze gestendo le delicate mansioni che il sistema ci attribuisce?». I numeri dell’attività del Pronto soccorso sambonifacese: 56.500 accessi l’anno, con picchi di 60 mila. «Serve sentire il Pronto soccorso come patrimonio comune. Il servizio di emergenza è il posto in cui si guarda la persona dalla testa ai piedi», dice Tenci, «anello cruciale che garantisce l’equilibrio al sistema sanitario, riferimento per tutti. È per questo che le misure per sgravarlo da tantissimi accessi impropri hanno avuto un’efficacia relativa e la gente continua ad affollarlo». Ecco qui il dietro le quinte che gli operatori hanno deciso di mostrare anche invitando il Tribunale del malato e i carabinieri del Nucleo antisofisticazioni di Padova al recente congresso della Società italiana di medicina di emergenza e urgenza (Simeu) a Lazise. È stata occasione per lanciare l’appello oggi ripetuto: «Ci chiedono elevatissime competenze, capacità relazionale, dominio delle emozioni, capacità di mantenere concentrazione e performance in tutte le circostanze, anche dopo molte ore di lavoro e turni a volte massacranti». Si congratula Pietro Girardi, direttore generale Ulss 9: «Siamo vicini e grati a questi professionisti che spesso operano in condizioni molto difficili. Sono in prima linea e la loro professionalità, competenza e tempestività di intervento permettono di raggiungere risultati eccellenti mantenendo al contempo un altissimo livello di umanità». •

Paola Dalli Cani
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