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02.12.2017

Villa Gritti, secoli di storia scritti con nomi di donna

Alice Guiotto nel parco di Villa Gritti: è lei a condurre i visitatori FOTO PECORA
Alice Guiotto nel parco di Villa Gritti: è lei a condurre i visitatori FOTO PECORA

Paola Dalli Cani Albertina, Antonietta, Eleonora e la sfortunata Rosabianca sono pronte a raccontare la storia, lunga oltre cinque secoli, di un luogo diventato il nome di un borgo, Villabella: e sono pronte a farlo, sui 4 ettari di superficie occupati a San Bonifacio dal complesso monumentale di Villa Gritti, grazie alla voce di Alice Guiotto. Ha 31 anni e da poco meno di dodici mesi è lei il volto e la voce della villa veneta che è tornata di recente a essere aperta al pubblico: a lei la famiglia Conforti (quella della Spa delle casseforti), che ne è proprietaria dal 1973, ha affidato il compito di ridare voce alle storie che si intrecciano tra la grande aia, la splendida villa, la serra in stile moresco-veneziano, l'ampio giardino all'inglese ma anche il parco, il fiume, il mulino, la serra dei limoni, la sala dei mappali custoditi da Giulio Camuzzoni o la cucina padronale con l' ampio camino. Per quasi un decennio la Villa è stata quasi sempre un portone chiuso su un complesso incantevole ma ora è un patrimonio visitabile e anche vivibile. I primi a sperimentare l'esperienza della visita con laboratorio in villa sono stati di recente i bambini di una scuola che hanno passato una intera mattinata tra parco, villa, bosco, orto botanico, i saloni della villa e, dopo la merenda, sono stati impegnati in un laboratorio su «Storia, natura e territorio». «È stata una gioia grande, anche accompagnare i bambini nel bosco e lasciare che fossero loro, leggendo le targhette che abbiamo messo, a riconoscere gli alberi», dice Guiotto. Ci si può andare da soli o in gruppo, basta prenotare la visita (392.9096037) con Alice, che completa il quintetto al femminile. Perché da raccontare ci sono tante storie, quelle del doge Andrea Gritti che impreziosì la villa con i meravigliosi lampadari di Murano, o quelle di Albertina, Antonietta, Eleonora e della povera Rosabianca. C'è il periodo del sindaco di Verona Giulio Camuzzoni in questi nomi: quello di Albertina (una delle componenti della famiglia) venne dato al maestoso ingresso, delimitato da due colonne, al giardino; quello della nuora Antonietta andò invece alla parte bassa della torre che fece costruire nel 1856 mentre Camuzzoni volle rendere eterna la memoria delle nozze chiamando Eleonora la parte alta della torre, costruita nel 1890, e merlata in stile gotico-veneziano. Rosabianca è la figlia di Stanislao Cazzola a cui la famiglia Camuzzoni, che la mantenne nel proprio patrimonio dal 1830, vendette Villa Gritti nel 1918: è sepolta qui, nel piccolo Oratorio di San Matteo dove ancora oggi, il venerdì pomeriggio, si celebra la messa. Quella chiesetta, col campanile a tre campane, la vollero i Gritti che acquisirono la proprietà nel 1522, grazie al matrimonio tra Alvise e Giulia Sforza di Attendolo-Conte di Cotignola, che portò la villa in dote. Fu col doge Andrea che la villa assunse la fisionomia rinascimentale (nuovamente rimaneggiata tre secoli dopo dal Camuzzoni), venne costruita la serra in stile moresco-veneziano e agli edifici del complesso vennero aggiunti con elementi gotici. •

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