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venerdì, 20 luglio 2018

Pfas nel sangue altro allarme a San Bonifacio

Analisi di laboratorio (BATCH)

Luca Fiorin La presenza di Pfas nel sangue dei cittadini residenti nella località sambonifacese di Lobia è stata confermata da nuove analisi. Analisi non ufficiali, va detto, perché sia la località posta ai confini con l’area maggiormente esposta alla contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche che l’intero territorio comunale di San Bonifacio continuano a non essere inseriti nel monitoraggio sullo stato di salute della popolazione che vengono portati avanti dalla Regione. Situazione che sia l’amministrazione comunale che i cittadini ora, con ancor più forza, tornano a chiedere sia modificata. «L’amministrazione comunale e i cittadini hanno fatto quanto dovevano, anzi di più, è ora che adesso sia chi ha la competenza su questa materia a fare la sua parte, estendendo i controlli anche al nostro Comune», afferma, a nome anche del comitato Lobia per Lobia, il sindaco Giampaolo Provoli. Il primo campanello di allarme era suonato nel novembre scorso. In seguito ad analisi compiute volontariamente, pagando per questo un laboratorio privato trevigiano, il Giusto di Oderzo, erano emerse presenze significative di perfluorati, in particolare di Pfoa, nel plasma sanguigno di tre persone, residenti sin dalla nascita nella località sambonifacese. Un uomo di 43 anni risultava averne in quantità quasi 10 volte superiore a quella massima riscontrata in territori non contaminati, una ragazza di 15 anni in misura oltre 2 volte più alta e i composti, che non esistono in natura, erano risultati presenti anche nel sangue di un bambino che al momento del prelievo doveva ancora compiere i 4 anni di età. Egli risultava avere 3,4 nanogrammi per grammo di siero sanguigno a fronte di un intervallo di riferimento che va da 1,5 ad 8. Il comitato dei residenti di Lobia - che su questo ha trovato l’appoggio del Comune, il quale ha pagato il costo delle analisi – ha poi chiesto a tre famiglie di far sottoporre i propri figli, tutti minori, ad ulteriori analisi. «IL PRELIEVO è stato fatto in un ambulatorio di San Bonifacio il 15 dicembre e subito dopo ho io stessa portato i flaconi a Oderzo», racconta la presidente del comitato dei lobbiesi Giuseppina Stefanello. Ad essere stato controllato è stato il sangue di tre bambini. Uno, di 9 anni, risiede nel capoluogo e ha una presenza di Pfas leggermente superiore al minimo riscontrato nelle aree non contaminate, poco meno di 1,9 nanogrammi. Analogo, anche se leggermente più alto, il risultato di un bimbo di 7 anni residente a Prova, circa 2,2, mentre decisamente più consistente il valore riguardante un altro bambino, che ha anch’egli 7 anni ma che sta a Lobia. Il piccolo, infatti, risulta avere quasi 8 nanogrammi di Pfas nel sangue, esattamente 7,98, di cui 6,85 di Pfoa. Numeri che sono al limite rispetto ai valori di riferimento ma che sono da considerare come significativi vista la giovane età, e quindi il breve tempo di esposizione all’inquinamento, del soggetto controllato. «Questi risultati costituiscono purtroppo la dimostrazione che servono controlli estesi», afferma la presidente del comitato Giuseppina Stefanello. Affermazione sulla quale si dice d’accordo il sindaco, il quale aveva chiesto nelle settimane scorse l’estensione dello screening anche al suo Comune, aveva per questo invitato in Consiglio comunale i rappresentanti di tutte le istituzioni che hanno a che fare con il caso-Pfas e poi non aveva nascosto la sua arrabbiatiura quando in Consiglio regionale era stato deciso di chiedere l’estensione dello screening nel Vicentino ma non a San Bonifacio. «DOPO IL CONSIGLIO comunale che si è svolto a inizio dicembre non si è più fatto vivo nessuno», dice ora il sindaco. «Comunque ora manderò i risultati delle nuove analisi, che sono in forma anonima e che comunque sono in parte rassicuranti, all’Ulss Scaligera, al presidente della Regione Luca Zaia, all’assessore alla Sanità Luca Coletto e al coordinatore della commissione Ambiente e salute Nicola Dell’Acqua, chiedendo che venga realizzato un monitoraggio anche a San Bonifacio, in particolare a Lobia, al fine di verificare la situazione e tranquillizzare la popolazione». •