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21.12.2017

Pfas, analisi gratuite ma soltanto ai vicentini

Una manifestazione di protesta, davanti alla sede del  Consiglio regionale a Venezia, per i Pfas
Una manifestazione di protesta, davanti alla sede del Consiglio regionale a Venezia, per i Pfas

Luca Fiorin La Regione estenderà lo screening sullo stato di salute delle persone esposte alla contaminazione da Pfas, ma solo nel Vicentino. La decisione è stata presa ieri all’unanimità, anche se al termine di un’articolata e vivace discussione, dal Consiglio regionale e certo nel Veronese non è stata accolta con gioia. Anzi. «Sono indignato», dice infatti il sindaco di San Bonifacio Gianpaolo Provoli. Il quale, in seguito alla scoperta, fatta grazie ad analisi private, che suoi cittadini residenti nella frazione di Lobia risultano avere una presenza di sostanze perfluoro-alchiliche nettamente superiore alla media, aveva convocato nei giorni scorsi un Consiglio comunale nel quale sono intervenute tutte le istituzioni interessate dal caso-Pfas. «Davanti alla nostra assemblea municipale il coordinatore del comitato regionale Ambiente e Salute, e direttore generale dell’Arpav, Nicola Dell’Acqua, che aveva espressamente detto essere stato inviato da Zaia, aveva fatto intendere che sarebbero stati fatti controlli anche da noi, invece ora scopriamo che risultiamo ancora una volta esclusi», spiega Provoli. «Sono letteralmente esterefatto», aggiunge il primo cittadino, «anche se mi auguro che ora a Venezia decidano di cambiare rotta e, cosa che peraltro avevo chiesto formalmente, sottopongano ad analisi anche i sambonifacesi, quantomeno a campione». Eppure la possibilità di inserire il Comune dell’Est in quelli soggetti al monitoraggio in Consiglio regionale non se l’era posta nessuno. Nemmeno il consigliere Cinque stelle veronese Manuel Brusco che, con un emendamento al bilancio regionale che ha poi avuto il sostegno anche di altri consiglieri di opposizione, ha di fatto sollevato la questione dell’estensione del monitoraggio che è attualmente in atto nella zona rossa. Un’area che comprende anche 13 Comuni del Veronese: Arcole, Albaredo, Bonavigo, Cologna, Pressana, Roveredo, Veronella, Zimella, Bevilacqua, Minerbe, Legnago, Boschi Sant’Anna e Terrazzo. Il testo presentato dal grillino, infatti, prevedeva di destinare due milioni di euro alle analisi della popolazione residente nella zona arancione, che si estende su Vicenza, Sovizzo, Trissino, Creazzo e Montebello. D’altro canto, la questione non è cambiata nemmeno con il testo presentato dalla maggioranza che è alla fine stato votato da tutti. Anch’esso, infatti, prevede lo stanziamento di due milioni; anche se addebitati su capitoli diversi da quelli previsti da Brusco, che ha accusato la maggioranza di averlo copiato. Soldi da spendere per le medesime operazioni da realizzare nel medesimo territorio. Giusto per citare un’altra veronese presente alla discussione, l’ex-sindaco di Arcole Giovanna Negro, che è in consiglio con il Veneto del fare, lo screening andava esteso «a chi sta sostenendo in proprio i costi delle analisi». Cosa che, ad esempio, hanno fatto proprio i cittadini di Lobia di San Bonifacio. Per dovere di completezza, però, va anche detto che l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, nel corso della discussione, è intervenuto per sottolineare che «è in preparazione un documento volto ad estendere sia l’area dello screening che le fasce d’età da esso interessate». •

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