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04.03.2018

Mario il bambino che al cinema trovò il paradiso

San Bonifacio,  anni Trenta del Novecento: l’ex cinema oratorio dal lato di via Don Giovanni  BoscoMario Novarin nella sua segheria-falegnameria nel 2008
San Bonifacio, anni Trenta del Novecento: l’ex cinema oratorio dal lato di via Don Giovanni BoscoMario Novarin nella sua segheria-falegnameria nel 2008

Gianni Bertagnin Si è spento alcuni giorni fa uno dei personaggi più noti e stimati del paese e della zona: Mario Novarin. Mario aveva 94 anni e fino a qualche anno fa era attivo nel volontariato. La sua è una storia che ricorda quella raccontata nel film di Giuseppe Tornatore «Nuovo cinema Paradiso»: è una storia di una grande passione per il cinema, trasformata in attività di volontariato, che ha alternato, per oltre 80 anni, a quella di artigiano del legno nella segheria e nella torneria di famiglia. Novarin era una persona che riassumeva quella capacità eclettica che hanno tanti italiani di realizzarsi nei modi più disparati: per 70 anni è passato agevolmente dalla mega segheria dei tronchi d’albero al cesello del tornio per mobili e alle macchine da proiezione come operatore tuttofare nella cabina del cinema parrocchiale, il «Centrale», che ha frequentato fino a quasi 90 anni d’età. La sua storia incomincia nell’anno 1900 quando il nonno Domenico acquista una macchina a vapore per la trebbiatura, macchinario che però viene utilizzato solo d’estate. Negli altri mesi Domenico, che è falegname e abita alla Motta, accanto all’antica chiesetta di Sant’Abbondio, si dedica alla sega dei tronchi dopo aver applicato alla macchina a vapore (elettrica solo dal 1916) le attrezzature di una segheria, piazzata accanto al campanile della chiesetta: è la prima segheria del paese. Il lavoro non manca, tanto che ben presto il sagrato della Motta si riempie di tronchi. Ma ciò diventa incompatibile nel 1925 quando viene istituito, alla Motta, il Parco della Rimembranza, in ricordo dei Caduti. Invitato a spostarsi, Domenico acquista un’area in via Fontanelle, dove installa la sua segheria che vi rimarrà fino al 2008, anno in cui cessò l’attività: ne fece dono a un missionario in Mozambico. Oltre al lavoro della segheria, che era predominante, si dedicava anche a quello del tornio, anzi dei torni, una mezza dozzina. Lavorava soprattutto per mobilifici, molti all’epoca in tutta la zona, fornendo gambe di tavoli e di mobili, colonnine di ringhiere e di scale. Tra le curiosità legate alla segheria, Novarin ricordava la quotidiana processione di acquirenti delle segature prodotte nella segheria che servivano non solo per pulire i pavimenti, sia di casa che di edifici pubblici, ma che tornava buona, durante la guerra, anche per il riscaldamento, pressate dentro alle tipiche stufe a forma di bidone. Successivamente, per gli allevamenti dei tacchini, vennero invece usati anche i trucioli dei suoi torni. Indimenticabili poi i giochi a nascondino dei ragazzi del quartiere tra i tronchi accatastati in attesa di lavorazione, nel cortile della segheria, che diventava spesso un vociante e sui generis parco giochi. Mario smise la sua attività nella segheria nel 1995, lasciandone la titolarità al figlio Alessandro, che la portò avanti fino al 2005, quando la dovette abbandonare, (vedi articolo a fianco) «uccisa dal fisco». Novarin, abbandonata successivamente anche l’attività di tornitore, continuò ad aiutare al cinema-teatro Centrale, a supporto dei più giovani proiezionisti nell’attività da lui svolta sempre gratuitamente, per anni e, prima ancora, nella vecchia sala dell’oratorio, fin dal 1933, cioè dai tempi del cinema muto. • .

Gianni Bertagnin
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