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12.06.2018

«La sera andavamo in corso Venezia»

Corso Venezia, a San Bonifacio, di sera Paolo Ambrosini
Corso Venezia, a San Bonifacio, di sera Paolo Ambrosini

«Tutti ricordiamo il sabato sera e le domeniche quanta gente passeggiava per corso Venezia». Un’immagine lontana, quella rievocata da Paolo Ambrosini, consigliere della delegazione Confcommercio di San Bonifacio e titolare della libreria Bonturi, che si affaccia proprio sul corso centrale del paese. Ambrosini quella strada l’ha vista «spegnersi» piano pian negli anni. Un percorso che racconta in una lettera che nasce dall’allarme per «le chiusure di alcuni esercizi commerciali che sono andate ad arricchire il numero di negozi sfitti in centro». E che sa di appello nei confronti del sindaco, dal momento che, spiega Ambrosini, «le ragioni di queste chiusure sono a mio avviso strutturali e frutto di precise scelte che negli anni le amministrazioni hanno fatto». Va indietro nel tempo l’imprenditore, che in questa lettera vuole dare voce a tutti i suoi colleghi di San Bonifacio, e ricorda gli anni Ottanta, quando «il centro del paese era punto di riferimento per un ampio bacino e questo aveva giustificato la scelta delle amministrazioni di allora ad avviare un piano commerciale con la costruzione dapprima del centro commerciale e poi di nuove aree adibite a supermercati alle porte del paese. Questi interventi», sottolinea, «hanno prodotto l’effetto di spostare una buona parte del flusso commerciale dal centro storico alle nuove aree mercatali. Si è quindi pensato che rendere più gradevole l’arredo urbano del centro storico avrebbe favorito il ritorno dei clienti, ma la scelta di chiudere la piazza al parcheggio ha favorito ancor di più il centro commerciale e i supermercati alle porte del paese che nel frattempo sono anche cresciuti come numero». UN LENTO DECLINO quello vissuto da corso Venezia, fino a quello che Ambrosini ha interpretato come il colpo di grazia, ossia la recente decisione di trasformarlo in area pedonale nel pomeriggio di sabato e la domenica: un regolamento che “ha aggravato la situazione spingendo alcuni a spostare la propria attività e altri a chiudere definitivamente». Perché, secondo il negoziante, «oggi per poter essere attrattivo, un centro storico deve riuscire a rispondere ai nuovi bisogni che i consumatori esprimono, che non è certo quanto sostenuto da alcuni di passeggiare liberamente per le vie dello shopping». Basterebbe guardare qualche chilometro più in là, suggerisce, a Soave ad esempio, che molto sta investendo sulla condivisione del centro storico: «A San Bonifacio invece mancano attività di valorizzazione del centro organizzate o sostenute dall’amministrazione», sottolinea Ambrosini, «manca una programmazione di eventi in grado di dare un senso alla chiusura della piazza, e quanto si fa è solo frutto dell’iniziativa privata. Manca ed è mancata in questi anni la consapevolezza da parte dei nostri amministratori che azioni di promozione del centro storico sono un’opportunità per San Bonifacio e per la sua cittadinanza e che la presenza di un mix merceologico qualificato è condizione necessaria per mantenerne vivo il commercio e non disperdere un patrimonio di competenze e di valore». •

Francesca Lorandi
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