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giovedì, 21 giugno 2018

In fila sul Grappa
Come i giovani
mandati a morire

Gli alunni del Guarino Veronese in marcia negli stessi luoghi dove furono mandati a combattere i loro coetanei un secolo fa (BATCH)

Centoquaranta ragazzi «rivivono» il tragico epilogo della Grande guerra e, sulle orme dei soldati, ascendono il Monte Grappa: così la «grande» storia diventa un racconto corale scritto con le piccole storie di ragazzi poco più grandi di loro. Protagonisti di questo impegnativo cammino lungo cinque ore fino alla croce del Monte Pertica e di lì al Forcelletto, sono stati gli studenti delle quinte del liceo Guarino Veronese di San Bonifacio ai quali, ormai da qualche anno, viene proposta l’uscita «di congedo» sui luoghi della Prima Guerra mondiale.

A cent’anni dalla disfatta di Caporetto, l’approfondimento sulla Grande guerra è stato declinato in quattro modalità diverse, «con l’obiettivo di raccontare questo capitolo della nostra storia nel modo più comprensibile possibile, cioè attraverso le storie, le voci, i sentimenti di chi ne è stato protagonista, anche credendoci»: Franco Scartozzoni e Massimo Bardin, i docenti del dipartimento di Storia e lettere, spiegano così il senso dell’iniziativa con cui «accompagnare i ragazzi verso la consapevolezza che la storia non è mai finita e che far memoria fa entrare in una dimensione positiva».

Ecco perché la scarpinata sul Grappa, la visita al sacrario monumentale e l’invito rivolto al regista Alessandro Anderloni a mettere in scena, solo per i ragazzi, la sua opera La grande guerra meschina, racconto a due voci (quelle di Anderloni e di Raffaella Benetti) sulle note della fisarmonica di Thomas Sinigaglia. Il Comune di San Bonifacio ha fatto il resto mettendo a disposizione dell’ evento dedicato ai tanti «mandati a morire senza sapere il perché» il teatro Centrale.

 

IL RESTO DEL LAVORO i ragazzi dell’istituto guidato da Maurizio Bianchi lo hanno fatto a scuola trasformando l’atrio al primo piano dell’edificio di via Cavalieri di Vittorio Veneto in un piccolo memoriale visivo: su uno schermo scorrono le fotografie dei soldati di cent’anni fa, del freddo, dei monti, degli sguardi persi e di quelli ancora pieni di coraggio, dell’orgoglio di una divisa che vuol dire patria, e di paura. Lo vede chiunque passi di lì, alunni, docenti, genitori in visita: e in tanti, sebbene per qualche minuto, si fermano. E pensano, come hanno fatto i ragazzi ascoltando le Voci da Caporetto, passi d’autore (da Gadda a Prezzolini, da Malaparte a Carlo Salsa fino ai diari di Silvio D’Amico proposti in una giornata ad hoc organizzata in aula magna e conclusa, qualche giorno dopo, con un minuto di assoluto silenzio che in classe ha fatto venire i brividi ai docenti. •