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19.05.2017

Il rione «melting pot»
si riunisce al capitello

Recita del rosario al capitello nel quartiere Ambrosini
Recita del rosario al capitello nel quartiere Ambrosini

Quattro mondi si incontrano attorno a un capitello: Senegal, Italia, Brasile e Niger si sono dati la mano in onore della Madonna di Lourdes nel quartiere «melting pot» di San Bonifacio. Il capitello è dedicato alla Vergine apparsa nella grotta di Massabielle l'11 febbraio del 1858: hanno voluto tirarlo su un gruppetto di residenti del quartiere Ambrosini, uno dei più popolosi di San Bonifacio, considerato «difficile» sia per la densità abitativa che per l'eterogeneità. Non è un segreto per nessuno che negli anni sia stato ribattezzato «il Bronx».

A rompere il pregiudizio, anche se l'obiettivo non era cambiar reputazione al quartiere, sono stati i coniugi Anna e Isauro Borges, Angelo Adilson Ferreira Dos Santos, Marcio Thums (tutti brasiliani) ed Osagie Igbinosa (nigeriano) che si sono fatti trascinare dall'idea di Pierre Sagna, senegalese da 17 anni a San Bonifacio. «Da sempre nel mese di maggio ci si ritrova al parco per il Rosario, e normalmente uno del quartiere portava da casa una statuetta della Madonna. A volte gli impegni comportavano ritardi, o forfait», racconta Sagna, «e così ho lanciato l'idea di un capitello permanente che fosse dedicato alla Madonna di Lourdes, la stessa che tre anni fa abbiamo tante volte pregato chiedendo aiuto per alcune persone malate, poi ripresesi».

UN CAPITELLO come punto di incontro ma anche come modo concreto per dire grazie: questa l'idea di Sagna che in poco tempo ha coinvolto un manipolo di volontari di varia nazionalità. Ne ha parlato con don Giorgio Derna (il parroco di Villanova) e ricevuta la sua benedizione ha iniziato le procedure per richiedere l'autorizzazione al Comune. «L’iter è stato un po' lungo», racconta Sagna, «ma alla fine abbiamo strappato non solo il sì ma anche qualcosa di più. Davanti al capitello il Comune ha posto due belle panchine e una fioriera che hanno trasformato questo angolo di parco in una piccola oasi».

PER REALIZZARE il progetto servivano competenze e soprattutto risorse: Sagna ha iniziato a bussare a quasi tutte le porte del quartiere, e con l'aiuto determinante di qualche donatore d'eccezione ha messo insieme quel che serviva per tirar su il capitello e per acquistare la statua della Madonna. «Ci abbiamo lavorato da settembre, trovandoci nei fine settimana e alla sera ma siccome non avevo messo in conto gli stop imposti dall'inverno, avevo quasi rinunciato all'idea che fosse pronto per maggio. Invece, grazie all'aiuto di tante persone, per il primo maggio la nostra piccola oasi di preghiera era finita!».

Da allora tutte le sere alle 20 un piccolo gruppo di persone del quartiere si ritrova per pregare insieme: questa sera ci sarà anche don Derna per la benedizione e i rappresentanti dell'amministrazione comunale per l'inaugurazione. In un quartiere così multiforme, in cui convivono etnie e confessioni religiose diverse, vien da chiedersi come sia stata accolta l'idea di un capitello: «Noi siamo tutti cattolici», spiega Sagna, «e sorprendentemente le riserve le ho sentite da qualche cattolico, mentre alcuni musulmani e ortodossi del quartiere si sono detti contenti di questo progetto».

Questa sera il gruppo di preghiera (che si organizza sistematicamente con le persone che si portano la propria seggiola da casa) sarà molto più numeroso del solito perché alle persone del quartiere si aggiungerà un gruppo di preghiera anglofono del Ghana che si ritrova periodicamente a Villanova. Sagna è raggiante: «La cosa più bella di questa idea è l'unità: il capitello prima è stato un progetto condiviso e poi è diventato un luogo di incontro e un'occasione di conoscenza».

Paola Dalli Cani
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