CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

01.03.2018

Emergenza casa Il Comune cala il suo tris

San Bonifacio è uno dei Comuni dove maggiore è la richiesta di alloggi
San Bonifacio è uno dei Comuni dove maggiore è la richiesta di alloggi

Alloggi, a San Bonifacio è e- mergenza conclamata ma per fronteggiarla il Comune cala il suo terno: gli alloggi comunali vanno in concessione e con un limite temporale, la nuova formula si estende alle situazioni abitative preesistenti con gli stessi requisiti e per chi è in difficoltà c’è il progetto «Abitare sociale». Non ci gira attorno l’assessore al sociale Fabio Merlo e bastano i numeri a sintetizzare quanto critica sia la situazione: «Ultimo bando Ater, 151 richieste e 12 assegnazioni fatte. Case comunali, 102 richieste per 11 alloggi liberi». Ci vuol poco a capire la situazione, «conseguenza di una molteplicità di fattori, dagli affitti alti agli sfratti», spiega Merlo. Dietro l’angolo, non appena saranno reperite le risorse per il nuovo bando, si procederà a quello 2018 per i 18 alloggi Ater disponibili ma i numeri delle graduatorie restano pressappoco quelle. San Bonifacio, però, può contare anche su 48 alloggi comunali, 11 dei quali liberi: «È una soluzione per l’emergenza abitativa che, però, negli anni ha perso parte della sua efficacia. Per questa ragione il Consiglio comunale ha proceduto alla modifica di alcuni articoli del regolamento di assegnazione, in particolare quello che formalizza la concessione per un massimo di due anni degli alloggi», annuncia Merlo spiegando che si imporrà anche una ricognizione delle situazioni esistenti per applicare la nuova formula anche agli alloggi assegnati che rispondano ai criteri per la concessione. La ragione è semplice: per un verso favorire il turn-over degli alloggi e per l’altro incentivare le persone che li occupano ad attivarsi il più possibile per uscire dalla loro situazione di difficoltà temporanea. Una mano la dà in questo senso il progetto pilota «Abitare sociale» che ha permesso in poco meno di un anno ad otto famiglie di uscire dall’emergenza: «Questo progetto garantisce un accompagnamento verso la riconquista dell’autonomia, a cominciare dalla conduzione di una locazione. Si passa per fiducia, responsabilizzazione e convivenza», spiega Merlo, «ma anche da varie misure di sostegno, sia fiscale che con contribuzione economia al proprietario dell’immobile che si renda disponibile a praticare un affitto concordato. L’adesione da parte dei proprietari si traduce anche in uno sgravio Imu e nella possibilità di un contributo annuo che può anche essere impiegato per eventuali polizze assicurative in capo al proprietario dell’immobile». A occuparsi di tutto sono gli operatori di Energia sociale che hanno attivato uno sportello, aperto tutti mercoledì, agli ex bagni pubblici di San Bonifacio. Sono cinque gli immobili sinora messi in disponibilità e tre i contratti che si concluderanno a breve. Tornando, però, all’assegnazione degli alloggi comunali e alla rimodulazione del regolamento, «la precedenza viene comunque mantenuta per persone che provengono da situazioni abitative inadeguate, famiglie numerose, over 60 in difficoltà, anziani soli, tanto per fare un esempio. La longevità in termini di residenza ha il suo peso e ciò che viene introdotto è anche la verifica di eventuali altre proprietà immobiliari in altro Comune o altro Stato». Quest’ultimo riferimento contribuisce indirettamente a toccare un altro punto spesso ritenuto critico, e cioè quello della quota (nel totale delle persone in difficoltà abitativa) rappresentata da cittadini stranieri: «Oggi siamo quasi al 50 per cento tra italiani e stranieri», dice Merlo, «e a ragionar coi numeri posso dire che su San Bonifacio al 1° gennaio 2015 si contavano 4.000 stranieri (pari al 19,5% della popolazione) mentre nel 2017 siamo scesi a 3.910». L’incremento, stando ai dati di Merlo, c’è stato tra 2004 e 2008 quando la popolazione straniera è passata da 1.840 a 2.884 persone, come dire dal 10% al 14% della popolazione. E a fare i conti col profilo dei cittadini sambonifacesi di oggi, va detto che per ragionare compiutamente vanno tenute in conto ben 700 persone che hanno «cambiato status» acquisendo la cittadinanza italiana. •

Paola Dalli Cani
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1