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07.02.2018

Bocciato il referendum, il patrono è il santo di Fulda

AlfredRethel:«PredicadiSanBonifacio»(XIXsecolo,MuseenderStadtdiAachen)
AlfredRethel:«PredicadiSanBonifacio»(XIXsecolo,MuseenderStadtdiAachen)

Gianni Bertagnin «Il Consiglio non può decidere la scelta del santo patrono del paese». Lo ha sostenuto Anna Firolli (Movimento 5 Stelle) lunedì sera durante l’assemblea, aggiungendo: «Questa decisione dovrebbe essere oggetto di referendum popolare». La sua uscita ha colto di sorpresa, anche perché il vicesindaco Mario Nogara, prima del voto, aveva illustrato i termini della procedura, che coinvolge soprattutto la chiesa e quindi i fedeli, non tanto i cittadini come tali. La procedura risale al XIV secolo e si conclude, dopo vari passaggi, con il placet del papa. Per Firolli invece la nomina del patrono «sarebbe una operazione elettorale e quindi dovrebbe esser rinviata a dopo e prossime elezioni, per evitare di essere interpretata politicamente». Non è stato però chiarito a quale lista il Santo avrebbe riservato i suoi favori elettorali. La consigliera Maria Rosa Tebaldi ha bollato la proposta di referendum definendola «una sciocchezza», ricordando che il Consiglio comunale è delegato dai cittadini a decidere e che l’intitolazione in questione «non è un capriccio ma un atto importante per conoscere le proprie origini, l’avvio di un processo ufficiale di conoscenza molto profondo della propria storia, avviato dai ricercatori storici già da qualche anno». Firolli aveva obiettato anche per i mille euro del costo della complessa procedura. Il sindaco Giampaolo Provoli ha risposto che nei paesi per le feste patronali si spendono ben più di mille euro e che un referendum avrebbe costi maggiori. Nogara, ricordando una passata spedizione a Fulda da parte dei Ricercatori Storici, ha accennato alla possibilità di un gemellaggio con la città di Fulda, dove si trovano la salma di San Bonifacio e l’abbazia dei benedettini dalla quale presero le mosse i monaci che, nel IX secolo, eressero sul colle della Motta un loro piccolo cenobio e una cappella dedicata al santo: quello che poi avrebbe dato il nome al paese. San Bonifacio di Fulda, di origine inglese, si chiamava Winfried, nome che nel maggio 718, a Roma, fu trasformato in Bonifacio dal Papa Gregorio II, assieme all’investitura di evangelizzatore della Germania del Nord, attività che esercitò per tutta la vita fino al martirio nel 754. Il vicesindaco ha ricordato che San Bonifacio di Tarso, il soldato romano martire della tradizione vicentina, rappresentato da una statua sulla facciata del duomo, probabilmente non è mai esistito se non nella leggenda; tant’è che nel 1996 è stato rimosso dal calendario: si festeggiava il 14 giugno. Il patrono San Bonifacio di Fulda invece si festeggia il 5 giugno, che così diventa ufficialmente giorno festivo, con conseguente chiusura degli uffici. Al momento del voto, il consigliere Luciano Fiorio (Pd) si è astenuto dichiarando la sua laicità. Ha votato no solo Anna Firolli, Alessandro Signorato (ex Lega, ora gruppo misto) era uscito in precedenza. La procedura così può proseguire, essa prevede dopo il consenso dei fedeli, dei parroci e il voto del Consiglio comunale, la consegna della documentazione alla curia di Vicenza per il placet del vescovo, quindi il passaggio a Roma alla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che dopo l’esame la sottoporrà al papa. La seduta consiliare è stata contrassegnata anche da tutta una serie di scontri verbali, aspramente polemici, nella discussione degli altri argomenti all’ordine del giorno, collocandosi tra le più agitate di questa amministrazione. •

Gianni Bertagnin
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