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22.12.2017

Analisi gratuite su Pfas nel sangue Resta la proposta

A San Bonifacio si chiede l’estensione delle analisi del sangue per individuare eventuale presenza di Pfas
A San Bonifacio si chiede l’estensione delle analisi del sangue per individuare eventuale presenza di Pfas

Luca Fiorin L’estensione dello screening sullo stato di salute della popolazione anche a San Bonifacio è un tema che resta all’ordine del giorno della Regione. Il giorno dopo il voto in Consiglio regionale che ha esteso solo nel vicentino gli esami gratuiti previsti dal monitoraggio in corso a causa dell’inquinamento da Pfas - cosa che nel Comune dell’Est Veronese non è certo stata presa bene - a Venezia si spiega che restano aperte le porte a ogni possibile iniziativa. «La questione è all’attenzione del comitato tecnico Ambiente e salute e so che la Sanità ha già chiesto ai rappresentanti del comitato di Lobia di confrontarsi sulle analisi», spiega Nicola Dell’Acqua, il coordinatore di Ambiente e salute e direttore generale di Arpav. LOBIA è una località posta ai confini con la zona rossa che, teoricamente, non dovrebbe essere esposta alla contaminazione, visto che ha un acquedotto alimentato con acqua pescata da una falda diversa rispetto a quella inquinata dai Pfas. Qui, però, gli esami a cui si sono sottoposti volontariamente un uomo di 43 anni, una ragazza di 15 e un bambino di nemmeno 4 anni, hanno evidenziato una presenza nel sangue di sostanze perfluoro-alchiliche, in particolare di Pfoa, decisamente rilevante. Nel caso dell’uomo, addirittura, a livelli quasi 10 volte superiori rispetto al massimo riscontrato nelle aree non contaminate. Una situazione che inevitabilmente ha suscitato allarme e a causa del quale il sindaco Giampaolo Provoli aveva chiesto controlli sanitari specifici. «Proprio per valutare cosa fare bisogna però partire dagli esami fatti autonomamente dai cittadini», precisa Dell’Acqua. Dicendo, in questo modo, che il voto in Consiglio Regionale non ha precluso nessuna eventuale iniziativa, ma anche che prima di arrivare a prendere delle decisioni servono approfondimenti. INTANTO IERI il consigliere regionale Cinque stelle Manuel Brusco, che presiede la commissione d’inchiesta sui Pfas, ha preannunciato che chiederà alla Giunta veneta di impegnarsi per l’allargamento delle zone sottoposte a sorveglianza sanitaria e che presenterà un’interrogazione all’ assessore alla sanità Luca Coletto con cui domanderà che vengano trovate le risorse per inserire anche San Bonifacio nella zona di biomonitoraggio. Da sottolineare, infine, che la regione ha stanziato 1,5 milioni per le condotte che dovrebbero portare acqua pulita nell’area inquinata da Pfas. «Troppo poco», secondo la consigliera Cristina Guarda della Lista Moretti. La quale aveva presentato un emendamento al bilancio regionale che prevedeva un impegno più consistente, «per dare un segno tangibile dell’interesse a risolvere un problema che deve essere affrontato con opere straordinarie e concrete». UN’ACCUSA che, però, l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin ha subito respinto al mittente. «Ancora in ottobre, in una riunione con la direzione generale del Ministero dell’Ambiente, la Regione aveva dichiarato la disponibilità a impegnare, tramite Veneto Acque, 15 milioni di euro, ovviamente appena sottoscritto l’accordo che però è ancora al palo, certamente non per colpa nostra» ha affermato l’assessore. •

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