CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

05.12.2017

«Quella bandiera scucita e ricucita da mia nonna»

Giuseppe Gioseffi, che nonostante i suoi 96 anni ha ancora la forza di andare nelle scuole per raccontare e testimoniare la tragedia degli esuli istriani, è giunto con la famiglia da Rovigno d’Istria, sua città natale, in terra veronese, alla fine della seconda guerra mondiale, dopo che quelle terre furono assegnate alla Jugoslavia di Tito col Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947: il Trattato che condannò all’esilio 350.000 italiani del confine orientale che volevano continuare ad essere italiani e vivere da uomini liberi. Gioseffi per molto tempo ha lavorato in ferrovia, come capostazione a San Bonifacio. Per l’intervento di questo pomeriggio in sala Barbarani, porterà con sé il suo cimelio più caro, che conserva come una reliquia: il Tricolore. È come un libro di storia, la sua bandiera, che ha un secolo di vita e ha attraversato due guerre mondiali. Questa la sua storia. «Mia nonna», racconta Gioseffi, «sotto la dominazione austriaca teneva la bandiera nascosta a pezzi, cioè con i tre colori separati, per evitare che, se scoperti, potesse essere incriminata. Ricucì i tre pezzi quando seppe dell’imminente sbarco dei marinai italiani a Rovigno ed espose la bandiera alla finestra per accogliere festosamente il loro arrivo, il 3 novembre 1918. Ma il “pericoloso” simbolo di italianità tornò nella clandestinità sotto il dominio titino. E nel 1946, durante l’esodo», ricorda Gioseffi, «lo tenemmo nascosto nei bauli per evitare che gli slavi lo scoprissero: sarebbero stati capaci di metterci al muro». Ora è il cimelio più prezioso della sua famiglia. G.B.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1