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09.01.2019

Respinti 31 ricorsi di proprietari di case «L’imposta è giusta»

I ricorrenti dovranno ora pagare l’Imu di 2012 e 2013
I ricorrenti dovranno ora pagare l’Imu di 2012 e 2013

Vittoria del Comune di Arcole sulla vicenda dei ricorsi per il pagamento agevolato dell’Imu. La Commissione tributaria provinciale ha infatti dato ragione al Comune di Arcole, rigettando 31 ricorsi dei cittadini circa il pagamento dell’Imu relativa agli anni 2012 e 2013. «Questa sentenza sancisce la bontà dell’operato dell’amministrazione comunale e degli uffici municipali», commenta il sindaco Alessandro Ceretta, dopo aver letto la motivazione della sentenza, «saranno i cittadini, se lo riterranno, a rivalersi nei confronti di chi non ha redatto le pratiche in maniera corretta». Come dire, i commercialisti e i Caf devono rispondere dell’errore, non il Comune. Ben 32 proprietari di immobili avevano presentato ricorso nel 2017 alla Commissione tributaria provinciale poiché, pur avendo versato l’imposta per il 2012 e il 2013, usufruendo delle aliquote agevolate, sulla base delle fasce di reddito dei nuclei familiari, come prevede il regolamento comunale, all’atto del pagamento non avevano presentato la documentazione relativa alla denuncia dei redditi che fissa il beneficio, di fatto inficiando le condizioni per poter usufruire dell’agevolazione in base al reddito. Ciò aveva fatto scattare da parte del Comune l’applicazione di sanzioni. Il Comune si è costituito in giudizio, contestando l’infondatezza dei ricorsi e chiedendone il rigetto. In un primo momento, a luglio, un primo ricorso di un privato era stato ammesso dalla Commissione tributaria e se ne era parlato in Consiglio comunale, grazie alla capogruppo di opposizione Laura Cristani, mentre il gruppo di opposizione «Nuova Arcole» aveva postato sui social un invito: «Invitiamo anche gli altri cittadini vessati dal Comune a richiedere il rimborso di quanto già pagato erroneamente». Ma non è stato così per gli altri 31 ricorrenti che hanno visto soccombere le loro richieste. Infatti la Commissione tributaria provinciale ha sentenziato che i ricorsi sono infondati. «La decisione del Comune di subordinare il riconoscimento di una serie di aliquote diversificate, in misura gradualmente ridotta per scaglioni di reddito, rispetto a quella massima stabilita», ha disposto nella sentenza la Commissione, «al possesso di una situazione reddituale del nucleo familiare, costituisce esercizio di un potere legittimo, che non incorre in alcuno dei vizi lamentati dai ricorrenti. Il diritto del contribuente di usufruire dell’aliquota agevolata, discende dal possesso di un requisito soggettivo – l’inclusione del reddito del nucleo familiare in una determinata fascia – la cui documentazione costituisce condizione legittima dell’accesso al beneficio, con la conseguenza che, in mancanza di puntuale allegazione e produzione della relativa documentazione dimostrativa, l’ente impositore è, non solo legittimato, ma doverosamente tenuto a negare l’agevolazione tributaria». Insomma, se i proprietari di un immobile non producono all’atto del pagamento dell’Imu, anche la documentazione che determina la fascia di reddito nella quale rientrano, il Comune deve legittimamente dubitare della corretta applicazione del regolamento e chiedere l’imposta nella sua massima misura. «Non sussistono dunque i vizi di genericità ed indeterminatezza lamentati dai ricorrenti», conclude la sentenza del giudice tributario, «e di conseguenza neppure i presupposti per la disapplicazione della delibera e del regolamento comunale da parte del giudice tributario». «Dopo aver perso il primo ricorso», riprende il sindaco, «abbiamo preferito aspettare a commentare per vedere l’esito finale. Invitare poi i cittadini a non pagare l’Imu perché vessati dal Comune, manifesta una totale mancanza di senso delle istituzioni e di senso civico».

Z.M.
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