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28.12.2018

Quote di Unicoge, pressing su Lonigo

Il municipio di Lonigo. Il Comune vicentino è il capofila di Unicoge ma ha deciso di uscire dalla società
Il municipio di Lonigo. Il Comune vicentino è il capofila di Unicoge ma ha deciso di uscire dalla società

L’annuncio che Unicoge è indispensabile per salvare il bilancio del Comune di San Bonifacio ed evitare gli inasprimenti fiscali, dato la scorsa settimana in Consiglio comunale, è stata una gradevole scoperta per il pubblico, il quale ora sa che la bolletta che paga per il gas gli ritorna, in parte, sotto forma di servizi. La decisione presa dal Comune di acquistare altre quote di questa partecipata che fornisce gas ed energia elettrica, come ha spiegato il sindaco Gianpaolo Provoli, è maturata in seguito alla messa in vendita delle quote possedute da alcuni altri Comuni soci di Unicoge: Lonigo, Zimella e probabilmente Colognola ai Colli e Soave. Infatti l’11 dicembre è arrivata la comunicazione che Lonigo (avendo bisogno di fondi per ampliare impianti sportivi) ha messo in vendita il suo 18% di quote Unicoge (Zimella il 4%). San Bonifacio (che ha il 23%) ha subito iniziato l’operazione di acquisto, godendo del diritto di prelazione, assieme a Cologna Veneta (che ha il 10%), chiedendo a Lonigo (che è capofila Unicoge) l’entità dell’importo. Il valore è già stato stabilito dal perito nominato dal Tribunale. Si è avviato così un incomprensibile braccio di ferro tra i due Comuni, perché Lonigo non ha dato ancora alcuna risposta, tanto che il sindaco Provoli ha inviato al collega vicentino Luca Restello una lettera di sollecito, anche perché i termini previsti per questo scambio di quote sono piuttosto stretti. Come ha illustrato Provoli in Consiglio, sono due ora le opzioni: acquisto diretto delle quote da parte di San Bonifacio, oppure il loro acquisto attraverso una nuova società (New Co) da costituirsi assieme a Cologna e all’Agsm di Verona. In questo caso San Bonifacio avrebbe la maggioranza con il 41% (il 40 andrebbe all’Agsm quale partner tecnico). Il sindaco ha sottolineato che i dividendi dell’Unicoge fanno entrare ogni anno nelle casse del Comune somme da 270 a 300 mila euro, una sorta di «vitalizio», fondamentale per far fronte alle spese correnti, cui concorrono solo l’Imu e gli affitti degli impianti sportivi. Un supporto quindi importante, anche se non come in passato, quando addirittura copriva oltre un terzo delle spese correnti. Infatti, ad esempio nel 1985, l’incidenza della gestione del metano sul totale delle spese correnti era del 39,87. Nella presentazione del progetto Unicoge il sindaco ha ricordato che il Comune di San Bonifacio ha un passato virtuoso e continua sulla stessa strada. Una storia di quasi settant’anni legata al gas metano dimostra la lungimiranza di questo Comune che in questo senso fu di esempio. Ha infatti ricordato che San Bonifacio è stato il primo, assieme al Comune di Verona, ad aprirsi alla nuova energia, quella meno inquinante del metano, quando nel 1951 la Snam chiese di portare nel Veronese la sua rete del gas da Cortemaggiore. Era un’epoca in cui il riscaldamento funzionava a gasolio e la novità del metano per molti era un atto di fede. Sul futuro, possibile accordo con l’Agsm è stato ricordato che uno analogo è stato tentato mezzo secolo fa dal compianto avvocato Danilo Andrioli, già consigliere comunale sanbonifacese e poi per lunghi anni presidente dell’Agsm di Verona, anticipatore di tante opportunità. Fu in quegli anni che l’avvocato tentò di realizzare anche nel suo paese una azienda municipalizzata per il gas, negli stessi anni in cui aveva cercato di unificare l’Agsm con la municipalizzata Aim di Vicenza, cosa che si sta realizzando oggi. Ma allora i tempi evidentemente non erano ancora maturi. Per questo progetto di New Co San Bonifacio ha già previsto in bilancio la somma di 2.100.000 euro, ricavati dal’avanzo di amministrazione del 2017. Si attende ora che la situazione si sblocchi con l’attesa risposta del sindaco di Lonigo. •

Gianni Bertagnin
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