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09.09.2014

Quattro Comuni studiano per diventare uno

Quattro dei 5 Comuni dell'Unione dell'Est hanno deliberato di avviare uno studio sulla loro fusione
Quattro dei 5 Comuni dell'Unione dell'Est hanno deliberato di avviare uno studio sulla loro fusione

Un nuovo Comune di oltre 25 mila abitanti - quindi il più grande per estensione e numero di residenti dell'Est veronese - potrebbe diventare realtà. Il primo «vagito» l'ha dato in seno alla giunta dell'Unione di Comuni Verona Est e nelle rispettive assemblee dei Comuni che hanno aderito alla proposta.
Dei cinque Comuni dell'Unione, solo Mezzane al momento si è chiamato fuori ma Belfiore, Caldiero, Colognola ed Illasi hanno invece deciso di dare una sterzata chiara decisa in direzione della fusione in un unico ente locale, più grande di Zevio, più grande di San Bonifacio e più grande anche di San Giovanni Lupatoto. Sarebbe alla stregua di Legnago e il terzo per grandezza tra i Comuni veronesi, dopo la città e Villafranca.
Le quattro giunte comunali hanno infatti ratificato la medesima delibera per ottenere un finanziamento dalla Regione, allo scopo di redigere uno studio di fattibilità sulla fusione dei quattro Comuni.
«Uno studio per capire i pro e i contro se andassimo alla fusione», spiega il presidente dell'Unione dei Comuni di Verona Est e sindaco di Caldiero Giovanni Molinaroli, «fatto lo studio e vagliati tutti i possibili vantaggi e svantaggi, la parola passerebbe ai cittadini residenti nei quattro Comuni, che sarebbero chiamati ad esprimersi con un referendum a favore o contro la fusione».
Referendum che cinque anni fa voleva indire l'allora consigliere comunale Giancarlo De Robertis Lombardi per la fusione solo di Caldiero e Colognola. «Noi andiamo oltre, aggregando nel progetto anche Illasi e Belfiore», precisa Molinaroli, «e se tutto dovesse andare in porto non sarà comunque prima di metà dell'anno prossimo. Dunque, al momento, è ancora una eventualità».
La Regione ha messo a disposizione dei 4 Comuni veronesi un fondo di 100mila euro: procedere con gli «accorpamenti» degli enti locali significa ottenere agevolazioni fiscali e risparmi in termini di spesa pubblica dal momento che il governo ha tutto l'interesse nello snellire l'apparato amministrativo e nel tagliare i costi della spesa pubblica.
In una tavola rotonda tra amministratori su questo tema indetta nel Vicentino, l'indirizzo del governo sarebbe quello di costituire Comuni da 15–20mila abitanti in su. Una volta fusi, questi nuovi enti locali avrebbero il 30 per cento in più di trasferimenti dallo Stato per 20 anni, più agevolazioni fiscali e l'allentamento del Patto di Stabilità. «Ma fondere quattro Comuni, porta come conseguenza diretta anche la riduzione delle spese della macchina amministrativa e dei costi di personale e di gestione dell'ente», conferma il sindaco di Caldiero.
«Questa decisione l'abbiamo presa alla luce anche del fatto che entro il 2015 i Comuni sotto i 5mila abitanti hanno l'obbligo di consorziare tutte le funzioni con altri Comuni o conferirle alle Unioni di Comuni, per effetto della legge sulla spending rewiev», fa notare il sindaco di Belfiore Davide Pagangriso, «dunque per i Comuni piccoli, come Belfiore, la fusione diventa una scelta quasi obbligata».
Caldiero è stato scelto quale Comune capofila dell'accordo per lo studio di fattibilità sulla fusione. «Sono dell'opinione che questo progetto debba essere dibattuto con convinzione in seno ai quattro Consigli comunali, data l'importanza dell'argomento», sottolinea il sindaco di Illasi Paolo Tertulli, «al momento siamo all'inizio di un percorso ma sarebbe sbagliato farsi scappare un'occasione del genere».
«La volontà delle quattro amministrazioni è quella di valutare al momento quali siano i vantaggi e l'utilità concreta della fusione, rispetto a rimanere in una Unione», concludono Molinaroli e Tertulli, «ed è quello che ciascuno di noi farà».

Zeno Martini
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