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15.11.2018

«Lavori a scuola, resta l’interdittiva antimafia»

Nazzareno Salerno
Nazzareno Salerno

Sembra un inestricabile rebus giudiziario da far venire il mal di testa. Da una parte il tribunale penale di Catanzaro apre le porte del cantiere per la costruzione della scuola nella frazione di san Pietro alla «Salerno costruzioni» pur nominando un amministratore giudiziario per proseguire l’appalto da un milione e mezzo di euro. Dall’altro, pochi giorni fa, il Consiglio di Stato ha confermato l’interdittiva antimafia per la società di Vibo Valentia così come aveva disposto la Prefettura di quella città il 30 marzo 2017. In realtà, il Consiglio di Stato non ha fatto altro che confermare la sentenza del Tar della Calabria del 1. marzo 2018 poi, però, sbloccata dalla decisione del tribunale di Catanzaro del maggio scorso. E così i lavori stanno continuando anche in questi giorni alla presenza del titolare dell’impresa, Nazzareno Salerno nonostante anche i giudici amministrativi confermino il divieto per la società di lavorare per le amministrazioni pubbliche. E proprio da Nazzareno Salerno parte tutto il nodo della questione. L’ex assessore al lavoro della Regione Calabria era stato arrestato proprio nel Veronese il 2 febbraio 2017 nell’ambito di un’inchiesta, a tutt’oggi pendente, che ha visto coinvolti numerosi imprenditori e politici. Salerno è accusato di concorso in abuso d’ufficio oltre che di corruzione e turbata libertà negli incanti per le gestione di alcuni fondi europei «che sarebbe stata pesantemente influenzata dalla ’ndrangheta», riporta la sentenza del Consiglio di Stato. Alla luce di questo coinvolgimento nell’inchiesta della procura di Vibo Valentia, era stata disposta l’interdittiva antimafia per la sua impresa, la «Salerno costruzioni» dalla Prefettura del centro calabrese confermata dalla decisione del Tar. La «Salerno costruzioni» è subito ricorsa al Consiglio di Stato. «Un’opposizione» fondata anche su una nota della Dia, la Direzione investigativa antimafia di Padova del 3 febbraio 2017. In quella comunicazione, gli investigatori scrivono che «sul conto delle persone fisiche presenti in cantiere estesi altresì ai componenti degli organi di amministrazione dell’appaltatore, hanno permesso di escludere allo stato l’esistenza dei motivi di decadenza» previsti dal codice anti mafia. Ma, replica la sentenza del Consiglio di Stato, quello stesso collegio di Catanzaro in funzione di giudice delle misure di prevenzione, «desumeva la manifesta occasionalità del pericolo d’infiltrazione» nella società di Salerno. Per il Consiglio di Stato, invece, il coinvolgimento di Salerno nelle vicende dell’inchiesta della procura di Vibo Valentia con la contestazione all’imprenditore dell’aggravante mafiosa, «giustificano pienamente il provvedimento interdittivo nei confronti della società». Per i giudici capitolini, «non è possibile sostenere ragionevolmente che l’attività delittuosa contestata a Salerno in quanto assessore, non sia tale da influenzare la gestione della società riconducibile allo stesso in quanto imprenditore».Non si può, quindi, ipotizzare «un’irrealistica scissione soggettiva» tra pubblico ufficiale e socio di un’impresa. •

Giampaolo Chavan
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