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07.11.2017

«La scuola lenta»
di Bertinato
ora è da manuale

Luciana Bertinato con il suo libro fresco di stampa
Luciana Bertinato con il suo libro fresco di stampa

Ha portato la cattedra nel bosco ma anche in cantina, in giro per la città come nel laboratorio dell’artigiano e coi bambini ha fatto nascere «I Pacifici»: i 40 anni di esperienza di Luciana Bertinato nella «scuola lenta» che si contrappone a quella ossessionata dalla performance inaugurano la collana «Fare scuola. Strumenti per gli insegnanti» dell’editore Franco Angeli. Tutta l’esperienza di Luciana Bertinato nelle scuole di Castello di San Giovanni Ilarione, Bolca, San Bortolo, Costalunga, San Zeno di Colognola e Soave è la dimostrazione che Una scuola felice, questo il titolo del libro che arriverà nelle librerie italiane giovedì, è possibile. La maestra di Montecchia di Crosara, naturalizzata soavese e andata in pensione lo scorso anno, i tanti che hanno collaborato con lei in quattro decenni di insegnamento ma, soprattutto, due generazioni di bambini, fanno scuola all’Italia intera dalle pagine di questo «Diario di un’esperienza educativa possibile».

«DALLA LAVAGNA di ardesia alla Lim», scherza Bertinato indicando capo e coda della sua storia professionale che comprende anche il passaggio dal maestro unico al modulo e dalla scuola del paese alla scuola dei Paesi (del mondo), «inseguendo l’equilibrio tra arte e scienza che sta alla base dell’insegnamento». È l’erede spirituale di Mario Lodi, il maestro e pedagogista scomparso nel 2014 che ha fondato la Casa delle arti e del gioco nel cui cuore, nel 2011, si è costituita la Rete di cooperazione educativa «C’è speranza se accade @» composta da docenti e genitori impegnati sulle buone pratiche educative ispirate dai valori costituzionali. Lei «il maestro» lo conobbe nel 1976, da giovanissima maestra di una scuoletta di collina (quella di Castello) che per quarant’anni ha assistito alle lezioni del «maestro» nella «scuola senza banchi» di Lodi. A scuola Bertinato ha scelto di «educare avendo cura, provare empatia, nutrire le menti, allevare passioni», ha scelto di mettersi in ascolto dei piccoli, scoprendo il talento di ognuno prima dei suoi punti deboli, valorizzando ognuno in una comunità (quella della classe) che funziona come un’orchestra in cui c’è armonia perché ognuno suona lo strumento a lui più congeniale. Non sempre il suo essere fuori dagli schemi è stato ben digerito, sia perché ha insegnato ai bimbi il dovere dell’ascolto ma anche il diritto di parola sia perché la «scuola lenta» è decisamente impegnativa per chi insegna. Come farci stare, nella corsa alla progressione del programma, la chiacchierata di classe, per raccontare di sé e di quel che accade? Come prevedere il tempo per concedersi il piacere della parola scritta e imparare «sul campo» che dalla parola origina anche l’ascolto?

ACCOGLIENZA e conoscenza, confronto ma soprattutto cooperazione: su queste fondamenta è cresciuto un metodo che fa prevalere il piacere di fare sul dovere di farlo. Emozioni è la parola d’ordine: quelle dei piccoli che nel 1976 a Castello sperimentavano il primo orto scolastico e coinvolgevano le mamme e i papà, e quattro anni dopo realizzavano il primo giornalino utile anche a dar voce ai loro pensieri, quelle che ogni giorno a scuola sono diventate argomento di parola e via per la conoscenza. Ha sperimentato l’affidamento dei piccoli di prima elementare ai grandicelli della quinta, ha portato la scuola nelle strade (come l’esperienza dell’album di figurine «Tutta mia la città» vissuta a Soave), ha portato a scuola il falegname-poeta e la scultrice-pastora e moltissimi altri perché «il bambino che fa mette radici nel mondo, impara come fare per sapere poi cosa fare e rifare con gioia», dice.

Emozioni, anche quelle da far paura, come quando, sette anni fa, aiutè i piccoli della scuola di Soave a superare il dramma dell’alluvione. Un libro «aperto» che indica a chi ha scelto l’insegnamento «a costruire saperi nel rispetto della diversità», antologia di volti ed esperienze veronesi e una preziosa bussola che guida i genitori alla scoperta dell’universo bambino.

Paola Dalli Cani
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