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22.12.2018

Il ministero chiede i danni a Miteni per il problema Pfas

Manifestazione di protesta davanti all’impianto Miteni
Manifestazione di protesta davanti all’impianto Miteni

Inquinamento da Pfas: secondo il ministero dell’ Ambiente le responsabilità sono chiare. Anzi, per dirla tutta, sono talmente inequivocabili che lo stesso dicastero ha proposto un’azione volta alla rifusione dei danni subiti dalla collettività. Danni che dovrebbero essere pagati dall’industria chimica Miteni Spa di Trissino, Vicenza. L’azienda un mese e mezzo fa è stata dichiarata fallita. Non per questo, secondo il ministero, è esentata dal versare un risarcimento per quanto ha provocato la presenza dei Pfas nell’ambiente. Un risarcimento per la cui quantificazione è stato dato incarico all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che dovrebbe comunicare a giorni la sua perizia. Dei Pfas Miteni era l’unica produttrice in Veneto, anche se queste sostanze erano usate da molte industrie di vari settori. Questi prodotti chimici hanno pesantemente contaminato la falda che alimenta anche gli acquedotti di 13 Comuni del Basso ed Est veronese e sono finiti nel sangue delle persone che in quei paesi abitano. «Il ministero ha avviato la procedura per l’ammissione al passivo di Miteni Spa», ha annunciato ieri a Sarego, nel Vicentino, Tullio Berlenghi, capo segreteria tecnica del ministro Sergio Costa. Questa frase, tradotta dal linguaggio giuridico, significa che l’organo di Governo ha chiesto di essere considerato fra i creditori nell’ambito della procedura fallimentare dell’ azienda vicentina. «Considerato che Miteni è responsabile dell’inquinamento, in questo modo sarà possibile rivalerci delle conseguenze che esso ha provocato», ha spiegato il funzionario. Berlenghi ha parlato a nome del ministro. Berlenghi, che prima ha incontrato le amministrazioni comunali e gli enti idrici dell’area contaminata e poi si è confrontato anche con le Mamme no Pfas, ha spiegato: «Il Governo italiano è quasi solo in Europa, nella sua battaglia volta a fissare limiti bassi per i Pfas nelle acque potabili; sta riflettendo sulla possibilità di adottare dei tetti molto restrittivi validi per tutto il territorio nazionale». Sul tema Pfas, infine, va dato conto anche di alcune novità emerse negli ultimi giorni. La prima è quella dell’avvio dello svuotamento dalle sostanze chimiche più pericolose della stessa Miteni. Un’attività che è iniziata questa settimana, alla presenza di organi di controllo e tecnici specializzati, oltre che dei dipendenti dell’azienda, per i quali è stata prevista la cassa integrazione al posto del licenziamento immediato. Sempre all’interno di Miteni, sarebbero in corso controlli in merito alla presenza di altri inquinanti emergenti. •

LU.FI.
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