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12.12.2017

L’ex maggioranza scende in campo «Sì alla fusione»

L’ex maggioranza guidata dal sindaco Giovanni Molinaroli è favorevole alla fusione FOTO PECORA
L’ex maggioranza guidata dal sindaco Giovanni Molinaroli è favorevole alla fusione FOTO PECORA

Zeno Martini Sei mesi fa ha concluso il mandato amministrativo, guidata dal due volte sindaco Giovanni Molinaroli. Ora quel gruppo ha deciso di scendere in campo, a pochi giorni dal referendum sulla fusione tra Belfiore e Caldiero, per difendere la bontà della scelta fatta nel 2015, cioè di dare ai cittadini la possibilità di scegliere questa opportunità o meno. Una presa di posizione netta a favore della fusione, per invitare i cittadini di Caldiero ad andare domenica a votare sì. Alcuni dei vecchi amministratori, fanno parte anche dall’attuale maggioranza, eletta lo scorso 11 giugno. La loro posizione, si discosta dalla neutralità della nuova amministrazione guidata dal neo sindaco Marcello Lovato, che dunque si trova in casa una maggioranza spaccata in tre: tra chi è a favore, chi si dice contrario e chi non ha preso posizione sul referendum, come ha fatto il primo cittadino. I vecchi amministratori al completo (mancava solo l’ex assessore Umberto Ligorio per impegni di lavoro e anche lui è favorevole) si sono presentati in sala civica convocando in due e due quattro, una conferenza stampa pubblica per precisare la posizione di chi ha governato Caldiero fino al giugno scorso e per togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa. C’era l’ex sindaco Giovanni Molinaroli. Con lui, il suo vice Fabio Franchi, attuale consigliere di maggioranza, la consigliere Cristina Lavagnoli, tuttora seduta in maggioranza in consiglio e l’attuale assessore Andrea Dal Sasso, seduto anche nella precedente Giunta Molinaroli. Sono tornati in municipio per l’occasione anche l’ex capogruppo di maggioranza, Giacomo Corsi, l’ex assessore Giovanni Vesentini e l’ex consigliere comunale Paolo Albertini. «Pur rispettando la posizione dell’attuale maggioranza del sindaco Lovato», ha chiarito Dal Sasso, «siamo qui per ricordare perché nel 2015 abbiamo voluto dare l’opportunità ai cittadini dei due paesi di andare a referendum. Rispetteremo qualunque sia l’esito del voto di domenica». «Siamo convinti che i vantaggi della fusione con Befiore, siano superiori agli svantaggi», ha aggiunto Dal Sasso, «e solo chi ha amministrato, può comprendere l’importanza di avere a disposizione un milione di euro all’anno, per dieci anni, per realizzare opere pubbliche». «I padri del progetto di fusione a due Comuni, sono stati gli ex sindaci di Caldiero Molinaroli e di Belfiore, Davide Pagangriso», ha ricordato l’ex vicesindaco Fabio Franchi, «i quali hanno deciso di portare avanti un progetto finanziato dalla Regione, dopo che il Comune di Colognola ha deciso di tirarsi indietro. Dopo un lungo iter di più di tre anni, avviato nel 2014, ora la palla passa ai cittadini». «Eravamo convinti che si sarebbe votato prima delle elezioni comunali di Belfiore, ma così non è stato», ha sottolineato Franchi, «poi che saremmo andati al referendum prima delle elezioni amministrative di Caldiero, ma nemmeno ciò si è verificato». «Crediamo che un iter di questo genere, debba concludersi entro il mandato delle amministrazioni che lo hanno promosso», hanno rimarcato Dal Sasso e Franchi. Ma la Regione ha deciso diversamente. Perché? «Ringrazio i funzionari regionali per la loro disponibilità, ma non posso dire altrettanto per i politici seduti in Consiglio regionale», ha asserito l’ex sindaco Giovanni Molinaroli. «Sono politici di basso livello. Lo dico a ragion veduta, considerando che alcuni di questi nostri rappresentanti in Regione, vanno sui social e sulle tv a dichiarare a parole che sono favorevoli alle fusioni, ma poi, all’atto pratico, sono stati quelli che hanno fatto rallentare l’iter del progetto di fusione». E ora, nel segreto dell’urna, come votare? «Caldieresi, votate per il sì», ha affermato Paolo Albertini. «Non serve il quorum, ma andate a votare numerosi», ha chiesto Lavagnoli. «Lo dico anche agli elettori di Belfiore: prima o poi verrà imposto ai Comuni piccoli, sotto i 5 mila abitanti, di fondersi, se non verrà imposto loro addirittura di accorparsi», ha aggiunto l’ex assessore Vesentini. •

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