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16.12.2017

I timori di Valsamoggia: «I soldi non arrivano»

Alessio Albertini (sn) e Marcello Lovato (secondo da dx) a Venezia con i colleghi :  saranno i primi al voto
Alessio Albertini (sn) e Marcello Lovato (secondo da dx) a Venezia con i colleghi : saranno i primi al voto

Zeno Martini «Non votate per la fusione solo per i soldi». Questo l’invito rivolto alla cinquantina di presenti mercoledì sera nella sala civica della scuola elementare da parte di Simone Rimondi, consigliere di minoranza del Comune di Valsamoggia, in provincia di Bologna, ultimo ospite della campagna referendaria per il voto sulla fusione tra Belfiore e Caldiero, che si terrà domani. «Sono qui per raccontarvi i danni della fusione», così si è presentato Rimondi, «ho votato a favore dello studio di fattibilità perché ero rimasto colpito dai vantaggi teorici, ma sulla base dell’ esperienza di questi quattro anni, dico con la certezza dei dati di bilancio che è stata una scelta disastrosa». «I contributi economici sono erogati a parziale copertura dei costi e non sono certi», ha detto, «rappresentano una torta da suddividere tra tutti i Comuni che si sono fusi e viene negoziata a ogni legge di stabilità dal Governo». «Ci sono Comuni fusi nel Friuli che spediscono lettere alla Regione per la mancata concessione degli incentivi», ha sottolineato, «è inaccettabile che i Comuni si prostituiscano per ricevere una mancia da Roma: la fusione non può essere motivata solo dai soldi, serve un sogno, un ideale». A Valsamoggia la spesa corrente è aumentata. «Si parla di riduzione dei costi della politica», ha proseguito Rimondi, «io direi riduzione dei costi della democrazia: i consiglieri comunali sono volontari da salvaguardare. Ricevono indennità di 15 euro mensili per rappresentare il territorio: non è questa la casta che va rimossa». «I Comuni sono nati prima dello Stato italiano: dove c’è un Comune, c’è un presidio democratico», ha detto il relatore, «la fusione crea più burocrazia e meno democrazia. Per i problemi ci rivolgiamo al sindaco, non al deputato distante dai cittadini». «Non perdete questa forte rappresentanza della comunità», ha raccomandato, «capisco la disperazione dei sindaci a reperire fondi, ma lo Stato dovrebbe aiutare i Comuni a vivere, non a farli morire». Qual è l’alternativa? «Mettere in rete saperi, servizi, culture attraverso le unioni», è la ricetta di Rimondi, a questo punto pesantemente criticato in sala dall’ex assessore Giancarlo De Robertis, a capo del fronte del sì alla fusione. «L’Unione dei Comuni esiste ma è inefficiente, solo con la fusione acquisteremo la nostra autonomia», ha assicurato De Robertis. «Come può affermare che la fusione porti efficienza, se già l’unione non ne porta?», ha replicato Rimondi, «a Valsamoggia siamo entrati subito in un’unione, mentre con la fusione abbiamo ridotto le ore di apertura degli sportelli, è aumentata la Tari e la gestione del personale è al collasso». «Sono favorevole alla fusione, ma se la comunità di Belfiore voterà no, spero che la fusione non si faccia», ha sostenuto De Robertis, «invito i belfioresi a riflettere: presto sarete una scatola vuota, dovrete associare tutte le funzioni del vostro Comune ad un altro ente». Applausi all’ indirizzo dell’ ospite da parte dei consiglieri di minoranza di Belfiore, che si sono schierati a favore del no alla fusione. Freddi invece i caldieresi presenti. Anche il Comitato del No di Caldiero, i cui rappresentanti erano seduti in sala, è rimasto in silenzio. Tira le somme degli incontri il consigliere di Caldiero Federico Santi, tra i promotori delle serate. «Abbiamo confrontato pareri tecnici, esperienze positive e negative», commenta, «i cittadini che hanno voluto informarsi, ora hanno tutti gli elementi per votare. Domani dovranno essere protagonisti i cittadini, non i politici». «La minoranza Cittadini per Caldiero voleva impedire che i residenti si esprimessero», dice il sindaco di Caldiero, Marcello Lovato, «noi ci siamo battuti perché scelgano le persone». •

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