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12.01.2019

Tre palazzi da 18 piani
all'ex Cardi al Chievo
Scoppia la polemica

L'area dell'ex Cardi (Marchiori)
L'area dell'ex Cardi (Marchiori)

«Se a Chievo, nell’area ex Cardi, sorgeranno tre torri di 18 piani ciascuna, per più di trecento nuovi abitanti teorici, bisognerà ringraziare Tosi e l’ex assessore Giacino, riusciti a far approvare un progetto di cui nessuno sapeva i dettagli, per lo meno quelli riferiti all’altezza degli edifici. Le opere non si fermano quando arrivano le ruspe, ma quando si pianificano. E il progetto dell’ex Cardi purtroppo non si può più evitare». Lo dice l'assessore all'urbanistica del comune di Verona Ilaria Segala: «Mi chiedo come sia possibile approvare un progetto così impattante come quello delle tre torri senza prima valutarne le ricadute sul territorio in cui si inserisce, a cominciare da quelle viabilistiche». Impossibile ormai, spiegano da palazzo Barbieri, fare modifiche.

 

TOSI REPLICA

Non si fa attendere la replica di Tosi: «Innanzitutto tutti i piani di urbanistica moderni partono dal presupposto che prima di costruire su nuovi spazi vanno recuperate le aree di degrado, e l'ex Cardi era un'area abbandonata da anni che la mia amministrazione ha riqualificato proprio grazie a questo progetto tanto inopinatamente criticato dall'Assessore Segala. L'altezza permette di recuperare spazi di verde che altrimenti sarebbero stati 'mangiati' e va incontro all'esigenza di non espandere più orizzontalmente la città. La Segala da ingegnere dovrebbe saperlo, ma non si sa bene se mandano avanti lei a recitare un copione di altri, o se improvvisamente l'ingegnere Segala abbia dimenticato le basi». Poi Tosi ricorda che il progetto Cardi e altri legati all'urbanistica sono stati avviati dalla sua prima amministrazione «quella in cui Sboarina, Bertacco e Polato erano miei Assessori e l'attuale Vicesindaco Zanotto era presidente della Terza Circoscrizione. Pare quasi che i nostri eroi amino criticare se stessi... Sdoppiamento della personalità?». 

 

 

E SBOARINA COSA FACEVA?

Duri Elisa La Paglia, Alessandro Benini e Sergio Carollo del Pd: «All’assessore Ilaria Segala, che giustamente si chiede “come sia possibile approvare un progetto così impattante come quello delle tre torri alle ex Cardi senza prima valutarne le ricadute sul territorio” diciamo: lo chieda al Sindaco Federico Sboarina, che della giunta Tosi-Giacino che approvò l’ecomostro del Chievo nel 2011 era assessore all’Ambiente. Oppure lo chieda al vicesindaco Luca Zanotto che al tempo era Presidente della Terza Circoscrizione e che non risulta aver alzato un dito contro lo scempio. Ora tutti questi convitati di pietra si difendono dicendo che non conoscevano i dettagli del progetto. Tutte scuse, non occorre essere un ingegnere per capire che un intervento urbanistico da 3-400 abitanti su un quartiere di 4 mila anime non è una cosa da poco. Lo chieda, dunque, anche al ministro Lorenzo Fontana e a tutta la Lega che allora portava Tosi e Giacino in palmo di mano».

Sulla stessa linea Michele Bertucco di Verona e Sinistra in Comune:  «Ecco perché negli ultimi 10 anni le cose a Verona non sono andate così bene: oltre ad avere un Sindaco che non sapeva che il suo vice era un corrotto, ben 4 assessori della prima giunta Tosi-Giacino, rispettivamente Sboarina, Polato, Padovani e Bertacco non si rendevano conto dei provvedimenti che approvavano, come accaduto per le ex officine Cardi, interessate da una lottizzazione devastante nell’ambito di un progetto approvato durante la prima amministrazione Tosi di cui, appunto, faceva parte metà dell’attuale giunta. Eppure, bastava leggere le plani-volumetrie, dove c’è scritto chiaramente che l’altezza massima di alcuni edifici sarebbe stata “da 14 a 18 piani”».

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