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12.05.2016

Tosi e l'ambasciatore
ucraino: «Così
torneranno le opere»

“Un sentito ringraziamento da parte di tutta la città di Verona al presidente ucraino Petro Poroshenko per quanto è stato fatto per consentire il ritrovamento delle 17 opere rubate nel novembre scorso dal Museo di Castelvecchio”: lo ha detto il Sindaco di Verona Flavio Tosi durante un incontro privato avvenuto oggi a Roma con l’Ambasciatore dell’Ucraina in Italia Yevgen Perelygin.
Modalità del ritrovamento delle opere, iter tecnico-burocratico per il loro rientro in Italia e futuri rapporti di amicizia e collaborazione tra Verona e l’Ucraina sono i temi trattati durante il colloquio. “Per quanto riguarda i fatti avvenuti – ha sottolineato Tosi – l’Ambasciatore ha riferito che i quadri sono stati spostati in Ucraina nascosti all’interno di scatole per il trasporto di televisori e che l’individuazione delle opere è stata possibile attraverso il lavoro investigativo dell’intelligence ucraina - polizia di frontiera, una forza di controllo speciale dedicata al contrasto del fenomeno del contrabbando di merce, particolarmente attivo sul territorio ucraino in quanto punto di collegamento tra l’Unione Europea e la Russia. Dalla notizia di un possibile compratore ceceno intenzionato ad acquistare uno dei quadri trafugati gli investigatori sono riusciti a risalire al luogo in cui erano state nascoste tutte le 17 opere: un lungo lavoro di pedinamento e controllo conclusosi solo nel momento in cui vi è stata la certezza del ritrovamento e del possibile fermo di tutti i soggetti coinvolti nel reato. Per quanto riguarda la procedura per il recupero da parte dell’Italia delle opere ci troviamo di fronte ad un fatto senza precedenti (l’unico episodio analogo è quello avvenuto nel 2005 con il furto di opere dal museo olandese di Hoorn); in primis si dovrà infatti stabilire chi dall’Italia andrà in Ucraina per identificare le opere - e di questo abbiamo parlato con il pm dr. Gennaro Ottaviano, coordinatore dell’inchiesta - per capire se è competenza del Ministero degli Esteri o della procura di Verona o del Museo di Castelvecchio o se si tratta di un’operazione che dovranno attivare tutti insieme; successivamente si dovrà stabilire la procedura effettiva per la loro restituzione. Si tratta infatti per l’Italia di merce rubata, quindi di un corpo di reato, che andrà recuperata attraverso i rapporti internazionali che intercorrono fra il nostro Paese e l’Ucraina: una questione delicata che andrà definita con le corrette modalità. Infine occorrerà programmare l’evento nazionale con il quale sarà ufficializzata la restituzione definitiva delle opere”. Tra i punti dell’incontro il Sindaco Tosi ha infine ricordato “la volontà espressa dall’Ambasciatore di accrescere il rapporto di collaborazione tra Verona e l’Ucraina per intensificare i rapporti in ambito turistico, culturale e commerciale (l'Ambasciatore ha portato ad esempio l'azienda Pedrollo), con la possibilità di realizzare in futuro una mostra di opere d'arte custodite a Verona nel loro Paese ed un gemellaggio tra una loro città e Verona; ipotesi da subito apprezzate e condivise dalla città scaligera”.
«L’Ucraina è sempre più vicina all’Europa al Veneto», affermano dal canto loro l’Ambasciatore d’Ucraina, Yevhen Perelygin, e il Console Onorario per le Tre Venezie, Marco Toson, commentando il recupero delle opere. «L’Ucraina - ha spiegato l’Ambasciatore Perelygin - sta facendo passi da gigante per poter avvicinarsi il più possibile all’Europa e per integrarsi ad essa». «La Russia - ha aggiunto - continua a puntare il dito contro l’Ucraina accusandola di volersi sottrarre alla sua egemonia, ricorrendo a numerosi stratagemmi politici ed economici volti a riversare la colpa su quest’ultima». L’Ambasciatore ucraino ha sottolineato che «in questa situazione, il Veneto è molto vicino all’Ucraina ed è ad essa legato da un rapporto di forte collaborazione. Il più recente risultato è la collaborazione del Presidente Petro Poroshenko al ritrovamento di opere d’arte trafugate in Veneto. Proprio in questi giorni sono infatti emerse buone notizie per il museo veronese di Castelvecchio. Sono stati recuperati in Ucraina 17 dipinti di inestimabile valore trafugati nel 2015 dal museo». «L’Ucraina si indirizza quindi sempre più a un processo di integrazione e di cooperazione con l’Italia e con il Veneto; di conseguenza, le imprese italiane del nord est svolgono in questo senso un ruolo di fondamentale importanza nello sviluppo del settore economico e commerciale» ha concluso Perelygin. 

LE INDAGINI. Le opere sottratte a Castelvecchio erano avvolte in sacchi neri di plastica e nascoste fra la vegetazione, nell’isola di Turunciuk, sul fiume Dnestr, al confine fra Moldavia e Ucraina.

Sono andati a colpo sicuro gli agenti della Polizia di frontiera dell’Ucraina che, su indicazione dei procuratori militari, venerdì 6 maggio hanno recuperato tutte le 17 tele trafugate lo scorso 19 novembre dal Museo di Castelvecchio. Soltanto nel tardo pomeriggio di ieri il presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha convocato una conferenza stampa per ufficializzare che le tele recuperate - e che dalle immagini scattate dallo staff presidenziale appaiono in buone condizioni - erano proprio quelle veronesi: cinque capolavori di Tintoretto, due del Caroto, un Pisanello, un Mantegna e poi Rubens, Bellini e altri ancora.

LA DESTINAZIONE FINALE. Ulteriori particolari dell’operazione li ha forniti il comandante della polizia di frontiera ucraina, Viktor Nazarenko. Secondo la polizia ucraina, le opere erano state portate nella regione di Odessa per sottrarle alle ricerche in corso in Moldova dopo gli arresti effettuati a metà marzo, per essere poi vendute in Ucraina e in Russia.

L’acquirente finale, secondo indiscrezioni riportate da un quotidiano ucraino online, era un ricco collezionista d’arte ceceno. Le tele - riporta l’agenzia Tass - erano state spedite dalla Moldova in Ucraina, usando i «trasporti postali internazionali» e, al momento del loro ritrovamento, stavano per essere ritrasferite in Moldova.

LAVORO DI SQUADRA. Un obiettivo che si è riusciti a raggiungere, grazie al lavoro di squadra del Comando tutela patrimonio culturale dei carabinieri, dello Servizio centrale operativo della polizia di Stato e della squadra mobile scaligera, i cui uomini sono rimasti stabilmente nei due paesi dell’ex Urss, lavorando fianco a fianco con gli investigatori locali.

«È stata un'operazione in sinergia tra tutte le forze dell'ordine e la Procura di Verona, coordinata da Eurojust», spiega il dirigente della Squadra mobile Roberto Di Benedetto. «I nostri uomini erano in Ucraina già da marzo: approfondendo le indagini, il cerchio si è sempre stretto nei confronti degli attuali possessori dei quadri, finché si è giunti al ritrovamento».

Ritrovamento che avrebbe portato a nuovi arresti - anche se al momento non si conosce il numero esatto - che si aggiungono alle 13 persone già raggiunte dai provvedimenti restrittivi emessi dalla Procura scaligera il 15 marzo scorso. Si tratterebbe di un numero ristretto di arrestati, tra cui sono presenti cittadini moldavi, ucraini e russi, collegati alla banda già finita nel mirino delle forze dell’ordine, probabilmente i «custodi» del prezioso bottino. In particolare sarebbero stati ripresi dalle telecamere nella regione di Odessa Anatolie Burlac e Pavel Vasilachi da tempo sotto osservazione. L’operazione, però, è ancora in corso in Ucraina e non è escluso che nei prossimi giorni ci possano essere ulteriori sviluppi.

«Sono felice per la città di Verona e per gli inquirenti che hanno lavorato molto per raggiungere questo risultato, a cominciare dal pm Gennaro Ottaviano, che ha coordinato l’inchiesta», è il commento del procuratore capo Mario Giulio Schinaia. «Ora è in corso un fitto dialogo con le autorità ucraine per portare al più presto le opere a Verona». L’attesa potrebbe essere «di qualche giorno».

IL SILENZIO DELL’UCRAINA. Resta da capire come mai, dopo che sono stati recuperati i quadri, siano trascorsi ben cinque giorni prima che la notizia venisse diffusa. Il presidente ucraino Poroshenko si è preso tutti (o quasi) i meriti del ritrovamento. «Oggi, questa brillante operazione», ha dichiarato ai giornalisti, «ricorda al mondo l’efficace battaglia che l’Ucraina sta conducendo contro il contrabbando, in particolare di opere d’arte, e la corruzione».

ALTRI RITROVAMENTI. Il mese scorso i servizi di sicurezza ucraini hanno infatti recuperato quattro tele delle venti che nel 2005 erano state rubate nel museo di Hoorn, in Olanda e trovate in mano a criminali organizzati. La conferma che l’Ucraina è al centro del traffico di opere d’arte trafugate dai musei, finite nel mirino di collezionisti senza scrupolo.

Il presidente Poroshenko ha infine ringraziato tutti «gli uomini che hanno lavorato a questo recupero in silenzio, evitando la divulgazioni di informazioni che avrebbero potuto far cambiare ai ladri d’arte le modalità di trasporto delle 17 tele». Le autorità ucraine attendono adesso l’arrivo di esperti italiani per la conferma dell’autenticità delle opere recuperate. L’operazione era stata ribattezzata «Gemini», per richiamare i due fratelli gemelli Francesco Silvestri, la guardia giurata in servizio a Vastelvecchio la sera della rapina, e Pasquale Ricciardi Silvestri, gli unici due italiani arrestati a metà marzo assieme a dieci moldavi, a cui se ne è aggiunto un altro due settimane fa. Forse non una coincidenza. 

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