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29.05.2017

«L’integrazione
si fa con il dialogo»

I partecipanti alla festa e gli stand delle varie nazioni sullo sfondo di Villa Buri FOTO MARCHIORICome sempre pittoresche e colorate le danze tradizionaliUno altro momento di spettacolo nella giornata a Villa Buri
I partecipanti alla festa e gli stand delle varie nazioni sullo sfondo di Villa Buri FOTO MARCHIORICome sempre pittoresche e colorate le danze tradizionaliUno altro momento di spettacolo nella giornata a Villa Buri

«Dobbiamo dare accoglienza a chi cerca asilo e rifugio, senza però dimenticarci di quanto sia fondamentale mantenere un dialogo costante anche con chi è migrato nel nostro Paese persino da oltre trent’anni. Episodi come quello di Manchester ci insegnano ancora una volta l’importanza di continuare a rapportarsi tra diverse culture, senza mai dare nulla per scontato».

Don Giuseppe Mirandola, direttore del Centro Pastorale Immigrati della Diocesi, sintetizza così il senso della ventiseiesima edizione della Festa dei Popoli che si è svolta ieri a Villa Buri.

L’appuntamento ormai fisso tra la città e le decine di etnie che la popolano, ha coinvolto oltre 40 Paesi di tutto il mondo a cui, per la prima volta, si è unito il Gambia.

«Ogni anno lo spirito della festa muta a seconda del contesto sociale e degli avvenimenti che accadono nel pianeta», evidenzia ancora don Mirandola. «È fondamentale lavorare per la condivisione delle tradizioni e la conoscenza reciproca delle religioni, approcciando soprattutto i giovani che ci aiutano a fotografare una società reale, con i suoi mutamenti in atto».

Ieri, durante l’evento, ragazzi e ragazze di provenienze diverse hanno rallegrato l’atmosfera non solo con musiche tradizionali e classiche, ma anche con brani e suggestioni sonore frutto della contaminazione tra culture.

Decine di associazioni del territorio impegnate per i diritti dei detenuti in carcere, nella cooperazione nel mondo, e in generale nella promozione di una realtà capace di dialogare e confrontarsi, si sono mescolate tra i banchetti delle diverse popolazioni che, come al solito, hanno offerto degustazioni di cibi tipici dei loro Paesi d’origine e spettacoli di danza tradizionale, dopo la multicolore sfilata delle bandiere.

Lo slogan che ha fatto da filo conduttore all’iniziativa, con protagonisti anche laboratori didattici e alcune scuole, è stato «Sotto lo stesso cielo. Riconosciamoci».

Evidenziano gli organizzatori, composti dal Centro pastorale immigrati, Centro Missionario Diocesano, Centro Pastorale Adolescenti e Giovani, Caritas Diocesana Veronese, Missionari Comboniani, Cestim, Associazioni degli Immigrati, Movimento dei Focolari, Associazione Villa Buri onlus: «Riconosciamo che esistono diversità legate alla nostra identità sessuale, culturale, religiosa ma queste non cancellano l’altro come un nostro interlocutore, un compagno di viaggio in questo mondo. Anzi, le diversità sono il risultato della ricchezza dell’intelligenza e dell’animo umano».

«La giornata è attesa tutto l’anno e attira sempre un’infinità di presenze, testimoniando che c’è il desiderio forte di integrazione e condivisione», commenta l’assessore ai servizi sociali Anna Leso. «È un’occasione per ricevere nuovi stimoli e incontrarsi, in un quartiere, San Michele, dove le numerose famiglie straniere si sono bene inserite nel tessuto sociale».

D’ora in avanti, pur se con un po’ di rammarico, la Festa dei Popoli avrà come data fissa la quarta domenica di maggio.

«È spiaciuto dover rinunciare alla domenica di Pentecoste», concludono i promotori. «Il Comitato, dopo una lunga riflessione, ha però scelto di dare alla Festa una stabilità che merita e che aiuta a facilitare l’organizzazione e la comunicazione dell’evento».

Chiara Bazzanella
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