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09.08.2018

Il decreto dignità lascia a casa 800 maestre Manifestazione a Roma

Il decreto Dignità mette una pietra... tombale sulla questione delle maestre col diploma magistrale. A Verona saranno in 800 a dire addio al posto fisso. Il testo approvato dal Parlamento esclude in via definitiva i diplomati magistrali dalle Gae, cioè le graduatorie a esaurimento che nel mondo della scuola sono il canale per ottenere l’assunzione in pianta stabile. In riva all’Adige sono 500 le maestre condannate al precariato a vita. La loro speranza era di «sconfessare» la sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre che le ha tagliate fuori dalle Gae dopo aver giudicato «non abilitante per accedere alla professione» il loro titolo conseguito prima dell’anno scolastico 2001/2002, quando per insegnare è diventata obbligatoria la laurea in Scienze della formazione primaria. Chi nel frattempo aveva ottenuto il ruolo, anche se con riserva in attesa dell’esito del ricorso, vedrà il contratto a tempo indeterminato trasformarsi in un contratto a termine fino al 30 giugno dopo 120 giorni dalla notifica del risultato della sentenza di merito. In questo caso si parla di altre 300 insegnanti a Verona (alcuni già trasferiti) e 7mila in tutto il Paese. Un concorso straordinario e «facilitato» per regolarizzarle dovrebbe essere bandito a ottobre, ma in palio ci sono 12mila cattedre per 50mila insegnanti che da anni mandano avanti le scuole dell’infanzia e primarie italiane, nonostante l’incertezza più totale e in barba alla continuità didattica. La ripresa dell’anno scolastico non è a rischio, perché il decreto Dignità convertito in legge proroga tutti i contratti fino al 30 giugno del 2019. Ma le maestre sono pronte a dare battaglia l’11 settembre (in Veneto è la vigilia della prima campanella) quando a Roma è prevista una manifestazione nazionale nel giorno in cui la Camera riprende i lavori sul decreto Milleproroghe. Da Verona hanno già aderito in un centinaio, fa sapere Rita Fusinato dell’associazione sindacale Anief. In ballo c’è la cosiddetta norma salva-precari, ovvero un emendamento proposto da Liberi e Uguali attraverso il quale i supplenti con abilitazione all’insegnamento conseguita entro l’anno accademico 2017/2018, «ivi inclusi i docenti in possesso di diploma magistrale o d’insegnamento tecnico-professionale entro l’anno scolastico 2001/2002», potranno essere inseriti in una fascia aggiuntiva delle Gae. «Un errore che correggeremo» si era affrettato a smentire il senatore di Leu Mario Pittoni, mentre i diplomati magistrali hanno tutta l’intenzione di difendere quel provvedimento. «Sia nel 2008 che nel 2012 le Gae erano state riaperte agli abilitati dal Milleproroghe» ricorda Fusinato. Per cui c’è il precedente storico. E sul decreto che bandisce il concorso straordinario è prevista una pioggia di ricorsi. Spiega Elena Pasini del coordinamento Diplomati magistrali in Gae che «il requisito d’accesso è il possesso di 24 mesi di servizio svolto nelle scuole statali negli ultimi otto anni ed esclude i molti diplomati che invece hanno totalizzato il servizio nella paritaria. In più non è previsto l’accantonamento dei posti per i fruitori della legge 104». «Stiamo lavorando a diverse altre iniziative di protesta» annuncia. «Per la prima volta il mondo della scuola è compatto».

L.Per.
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