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12.07.2010

«Ricercatori umiliati dai tagli
Danni a carriera e didattica»

Guido Avezzù, preside della facoltà di Lettere
Guido Avezzù, preside della facoltà di Lettere

Verona. Tagli alla ricerca e mazzate ai ricercatori, i quali hanno reagito proclamando lo stato di agitazione. A sostenerne le posizioni il Consiglio della facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Verona il quale ritiene «che i corposi tagli finanziari all'Università previsti negli anni a venire e il disegno di legge di riforma, che pregiudica la progressione di carriera e discrimina la figura del ricercatore a tempo indeterminato, infliggeranno un colpo durissimo al sistema universitario e soprattutto agli atenei che finora hanno saputo gestirsi con senso di responsabilità e con efficienza, sia sotto il profilo della ricerca che quello della didattica».
Spiega il professor Guido Avezzù, preside della facoltà di Lettere e filosofia:«La facoltà fa presente con orgoglio all'ateneo e alla realtà territoriale che l'operosità dei suoi ricercatori e professori garantisce il raggiungimento di una posizione di prestigio sia nella ricerca che nella didattica. Tuttavia, considerato che tale prestigio è dovuto in ampia misura all'efficienza di tutti i suoi ricercatori, la facoltà è cosciente che la discriminazione e la mortificazione delle aspettative di carriera dei ricercatori comporteranno inevitabilmente la depressione di un intero comparto della formazione umanistica e non può tacere all'ateneo e al territorio la sua viva preoccupazione»
La facoltà esprime inoltre una ferma opposizione ai provvedimenti della manovra finanziaria che colpiscono l'Università in tutte le sue componenti: studenti, tecnici-amministrativi, ricercatori, docenti. «Nell'attuale situazione di crisi le diverse componenti dell'università non intendono sottrarsi a misure anche severe di contenimento della spesa», precisa il professor Avezzù nel documento da lui sottoscritto, «purché rispondano a criteri di equità e non accrescano il distacco, già oggi deplorabile, fra gli investimenti nella formazione superiore e nella ricerca scientifica del nostro Paese e quelli degli altri Paesi partner e concorrenti. Tuttavia non si può tacere che i provvedimenti della manovra finanziaria contribuiscono anch'essi a pregiudicare gravemente la ricerca, dequalificano l'intero sistema della formazione, pongono in discussione la sopravvivenza stessa del sistema universitario come istituzione pubblica, proprio in una fase in cui esso dovrà affrontare, entro il prossimo quinquennio, gli effetti del pensionamento di più di un terzo del personale docente attualmente in servizio».
Di fronte a prospettive di tale gravità, la facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Verona, prosegue il professor Avezzù, «condivide il disagio e le preoccupazioni espresse dai suoi ricercatori e da quelli di Lingue e Letterature straniere, Scienze della Formazione e Scienze matematiche, fisiche e naturali, preoccupazioni che li hanno indotti a rinunciare nel prossimo anno accademico all'attività didattica finora svolta con competenza e ben oltre i doveri previsti dal loro ruolo».
Inoltre la facoltà di Lettere e filosofia dà atto ai ricercatori che lo stato di agitazione da loro proclamato non ha finora prodotto alcun disagio agli studenti, né l'interruzione dell'attività di ricerca e «prende atto delle posizioni critiche assunte, riguardo sia al disegno di legge di riforma sia alla manovra finanziaria, da organi istituzionali come i Senati Accademici delle università di Verona e di Venezia Ca' Foscari, il coordinamento delle Conferenze dei presidi di facoltà, la Conferenza dei Rettori, si propone di attivare collegamenti con altre facoltà di questo e di altri atenei per realizzare azioni comuni a garanzia della ricerca, della didattica e della funzione pubblica dell'università».

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