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07.10.2017

Radioattività, ancora tracce nell’aria

Misuratore di radioattività
Misuratore di radioattività

Le tracce di radioattività nell’aria di città e provincia rimangono. Le ultime rilevazioni compiute dall’Osservatorio agenti fisici dell’Arpav l’altra notte e analizzate ieri, sostanzialmente confermano le concentrazioni di rutenio 106. Rispetto alle prime due rilevazioni della sostanza radioattiva, presenza registrata non solo in tutto il Veneto ma anche in Lombardia, Austria e Svizzera - martedì il picco massimo - la concentrazione si conferma stazionaria. Nessuna nuova, buona nuova, quindi.

Tuttavia, saranno le rilevazioni effettuate all’inizio della prossima settimana a dire qualcosa di più. «È ancora presto per capire se la flessione significa che la contaminazione è passata e non sono invece correnti temporanee a disperdere la concentrazione della sostanza», spiega Flavio Trotti, responsabile dell’Osservatorio. È necessario dunque attendere qualche altro giorno. «Si tratta, e si è sempre trattato, comunque, di concentrazioni circa mille volte minori rispetto alla soglia di allarme in grado di rappresentare un pericolo per la salute», tranquillizza Trotti.

Preoccupa ben di più, invece, l’inquinamento da polveri sottili che c’è nell’aria con valori spesso ben oltre i limiti consentiti. Un fenomeno grave di cui il territorio soffre da anni. L’altro giorno, la Provincia e i Comuni del veronese hanno condiviso una bozza di ordinanza che prevede limiti più restrittivi rispetto agli anni passati e che ciascun Comune dovrebbe emanare entro la prossima settimana.

Limiti assolutamente non sufficienti, secondo il consigliere di Sinistra in Comune Michele Bertucco. «Si continua a giocare con la salute delle persone», tuona Bertucco commentando proprio la bozza d’ordinanza rea a suo parere di non contenere «traccia delle famose misure strutturali. Al di là di misure blande come il blocco delle nokat e di altre fantasiose come l’asfalto acchiappa-smog, è arcinoto che l’unica misura efficace per ridurre l’inquinamento è la riduzione del traffico motorizzato privato», aggiunge Bertucco che si chiede «dove sono finiti i soldi per il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale del quale a Verona abbiamo solo sentito parlare. E che fine ha fatto l’integrazione tra il trasporto ferroviario e i bus extraurbani». Il dito è puntato anche sulla città, priva di una pianificazione seria della mobilità. Nell’attesa, è urgente attuare «alcune delle misure riportate nel Piano della Qualità dell’Aria commissionato all’Università di Trento anni fa dal Comune e poi finito nel cassetto».I.N.

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