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21.01.2014

Psichiatria, Verona resta centro Oms

Corrado Barbui
Corrado Barbui

Dal febbraio del 1987 la sezione di Psichiatria e la sezione di Psicologia clinica del dipartimento di Sanità pubblica e Medicina di comunità dell'università di Verona sono centro collaboratore dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per gli studi psichiatrici e per la ricerca sulla salute mentale. E oggi il centro veronese, che ha la paternità del professor Michele Tansella, già preside della facoltà di Medicina e chirurgia dell'ateneo veronese, in pensione dallo scorso novembre, passa sotto la direzione, per i prossimi quattro anni, di Corrado Barbui, professore associato di Psichiatria dell'università, proprio mentre riottiene dall'Oms, fino al 2017, la designazione di Centro collaboratore per la ricerca e la formazione in salute mentale e valutazione dei servizi. Una qualifica per nulla scontata, che ogni quattro anni passa al vaglio di una commissione internazionale di esperti sulla base del livello di produzione scientifica e del raggiungimento degli obiettivi programmati. Obiettivi raggiunti, se è vero che questa realtà veronese è una delle sole tre in Italia e l'unica, in particolare, che dal 1996 ha ottenuto la qualifica specifica di «Centro collaboratore Oms per la ricerca e la formazione in salute mentale e per la valutazione dei servizi».
«Questo nome sottolinea l'ambito specifico di collaborazione che il centro di Verona ha con l'istituzione sanitaria con sede a Ginevra e che l'Oms ci abbia riconosciuto ancora centro di riferimento riveste notevole importanza», spiega Barbui, stretto collaboratore di Michele Tansella (che negli anni Settanta ha fondato la gloriosa tradizione scaligera di studi nel campo della salute mentale) e di Mirella Ruggeri, attuale direttore della sezione di Psichiatria. «Il nostro obiettivo primario? Continua a essere quello di fornire supporto scientifico nel promuovere e valutare programmi orientati a migliorare la qualità della assistenza psichiatrica nei Paesi in via di sviluppo e nei contesti economicamente svantaggiati. Anzi, siamo l'unico centro al mondo che si occupa della valutazione dei servizi nel campo della salute mentale».
Il lavoro del centro scaligero ha infatti consentito di fare grandi passi avanti per migliorare la qualità della vita delle persone con malattie mentali e delle loro famiglie, a partire dagli studi sulla farmacologia condotti con approccio critico, dalla centralità dei percorsi di riabilitazione, con una forte attenzione alla dimensione etica del fare ricerca in un'ottica di servizio pubblico. «Attualmente il centro partecipa al progetto mhGap», prosegue Barbui, «che ha come obiettivo quello di colmare il divario esistente tra le evidenze disponibili sull'efficacia degli interventi e le pratiche ancora oggi troppo arretrate in molti contesti assistenziali del mondo. È, inoltre, impegnato nell'implementazione a livello globale del “Mental Health Action Plan 2013 – 2020”, un piano di azioni orientate alla promozione della salute mentale ed alla prevenzione, al trattamento e alla riabilitazione delle principali patologie psichiatriche. Il centro è anche attivo per indurre le principali autorità regolatorie mondiali, inclusa l'Agenzia europea del farmaco, a promuovere un accesso e un utilizzo più razionale degli psicofarmaci, dei quali spesso si tende ad abusare».

Elisa Pasetto
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