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28.02.2018

Maggioranza firma
mozione anti-sinistra
Proteste e polemica

La mozione «incorniciata» da chi la contesta
La mozione «incorniciata» da chi la contesta

La mozione, sottoscritta dalla maggioranza al gran completo, chiede al sindaco di non concedere spazi a «movimenti di sinistra o anarchici ritenuti dalla questura sovversivi e pericolosi per l’ordine pubblico, premesso che Pd e sinistra sono impegnati da mesi a protestare contro presunti rigurgiti antifascisti».

Contro questa presa di posizione - che i promotori esplicitamente contrappongono alla decisione di varie amministrazioni venete di esigere una dichiarazione di antifascismo a chi organizza manifestazioni - si alza ora un coro di proteste, dal Pd al circolo Pink, da Michele Bertucco, capogruppo di Verona e Sinistra in Comune ad Andrea Dusi, presidente di 10 Volte Meglio, formazione politica formata in gran parte da imprenditori.

 

«La violenza va condannata sempre, ma è un dovere resistere al rigurgito fascista», mettono in chiaro i consiglieri comunali del Pd Carla Padovani, Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani e il segretario cittadino Luigi Ugoli.. Rincara la dose Bertucco: «Nella maggioranza c’è tanta nostalgia dell’Ovra, sfugge loro che siamo una repubblica in cui ciascuno può manifestare le proprie idee con l’unico limite del rispetto dell’altro e dell’antifascismo». Alza la voce anche la deputata del Pd Alessia Rotta. «La mozione», protesta, «è un maldestro tentativo di spacciare per contrasto alla violenza un subdolo attacco politico: ogni atto di violenza va condannato e combattuto, diversamente si afferma un principio inaccettabile per cui alcuni episodi sono più gravi e condannabili di altri».

«A Verona i nemici siamo noi, gruppi e associazioni di sinistra che si battono per i diritti e non per la loro negazione». Lo scrivono in una nota Assemblea 17 dicembre, Circolo Pink, Non una di meno, Potere al Popolo, Suburban Verona in Comune. «Ancora una volta», continuano, «Verona è laboratorio dell’estrema destra e questa amministrazione non ha paura di rinforzare quei fili mai tagliati con il ventennio».

 

Autore del documento è il consigliere di Battiti Paolo Rossi, coadiuvato dal collega Andrea Bacciga. «Il fascismo», aveva detto quest’ultimo, «è morto nel 1945 e l’antifascismo è solo il paravento per teppismo e criminalità».  L’ex viceministro Adolfo Urso, di Fratelli d’Italia, critica invece le ordinanze antifasciste di alcuni sindaci: «Bisogna reprimere la violenza, non le idee».

 

 

 

Enrico Santi
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