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03.01.2018

«Luca, ragazzo d’oro dal sorriso contagioso»

Giuliana Massignan (a destra), mamma di Alex Ferrari, uno dei due ragazzi morti
Giuliana Massignan (a destra), mamma di Alex Ferrari, uno dei due ragazzi morti

Matteo Guarda LONIGO Passa veloce e vola di appartamento in appartamento, lasciando increduli e nella costernazione i vicini di casa, la notizia della morte dello sfortunato Luca Bortolaso, che con la famiglia abitava al pian terreno del grande condominio dalle pareti bianche al civico 149 di via Belvedere, a Bagnolo, la frazione di Lonigo a poche centinaia di metri dal confine con la provincia veronese. Il giovane, che lascia il padre Davide, che ha un’attività in proprio come pittore e decoratore edile, la madre Gabriella, che aveva lavorato in una casa di cura, e il fratello Diego, più grande di lui soltanto di un paio di anni, qui era il beniamino. «Era un ragazzo d’oro, mi aiutava sempre e ogni volta che mi vedeva era lui a chiedermi se avessi bisogno di una mano», singhiozza una signora che abita nello stesso corridoio. «Non potrò mai dimenticare quel suo sorriso stampato sul volto che diventava contagioso e riusciva a metterti di buon umore anche se avevi una giornata che non stava andando per il verso giusto», racconta un’altra delle vicine. «Era affabile ed espansivo, si rivolgeva verso le persone sempre in maniera ben educata e rispettosa, non gli abbiamo mai sentito dire una parola fuori posto e non ricordiamo uno schiamazzo che gli sia uscito di proposito», spiega un’altra. Luca aveva compiuto appena 21 anni e aveva preso il diploma all’istituto professionale enogastronomico «Dieffe» di Lonigo, dove era riuscito ad appassionarsi molto alle materie che aveva studiato. Lo scorso anno aveva lavorato per alcuni mesi come cameriere di sala all’AC Hotel Vicenza By Mariott di via Carducci a Creazzo, dove si di solito seguiva le colazioni e qualche volta anche le cene, invece più di recente aveva cambiato trovando un altro impiego nel settore. «Era molto bravo e competente nello svolgere il suo lavoro, si vedeva che gli piaceva quello che faceva, aveva un atteggiamento molto positivo», fa sapere il suo precedente responsabile. Aveva una predilezione per il calcio. «La squadra per cui tifava era diversa da quella di altri familiari e per scherzare lo prendevamo anche un po’ in giro proprio per questo motivo, e lui si divertiva», ricordano dal suo palazzo. Oltre ad un profilo Facebook ne aveva un altro su Instagram con il nomignolo di «lucka hudson». «Voler essere qualcun altro - aveva commentato citando Marilyn Monroe - è uno spreco della persona che sei». •

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