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26.10.2017

Freidlander, l'opera
del «maestro»
vede la luce a Zevio

Friedlander alla Siz di Zevio
Friedlander alla Siz di Zevio

Il Maestro sorprende ancora. Cento fotografie in un volume, il 56° nel suo curriculum: «Dog’s best Friend, a Pet Project».

Cosa succede tra cane e uomo, chi è l’amico migliore di chi? Ovvero la cronaca di una relazione quotidiana spiata attraverso l’obiettivo.

Lee Friedlander, tra i padri della «street photography» (fotografia di strada), a 83 anni si concede il lusso di pescare nel proprio sterminato archivio di negativi e stupire. E sceglie Verona per vedere nascere sulle pagine, quasi come in una sala parto, la sua nuova creatura, a Campagnola di Zevio, nel capannone «high tech» dell’industria grafica «Siz».

«Un impegno non da poco per noi», dice Nicola Simioni, il titolare, «e la conferma del Veronese come polo di riferimento mondiale della stampa di qualità». Accompagnano Lee Friedlander la figlia ed editrice Anna Roma («SPQR», New York), il genero Thomas Roma, a propria volta «street photographer» di fama e docente di fotografia alla Columbia University e il nipote Giancarlo, al quale è affidata la commercializzazione delle opere attraverso il sito haywirepress.com.

Ed è il più giovane della famiglia l’unico ad avere intervistato, in una serata pubblica alla New York Public Library, Lee Friedlander, il quale da decenni preferisce lasciare la parola soltanto alle proprie opere. La squadra segue il Maestro, al collo l’immancabile Zeiss Ikon a telemetro caricata a pellicola, passo per passo. Meticoloso e assorto, verifica sulle prove di stampa la resa dei bianchi, il gioco di bilanciamento del contrasto.

Al suo «ok» le macchine di stampa cominciano la produzione definitiva. Ma il lavoro quotidiano «sulla strada» di Friedlander e di altri come il suo grande amico Garry Winogrand resta ancora possibile nel mondo d’oggi impigliato nei divieti della «privacy», se non in peggiori paure? Thomas Roma scherza: «La domanda è semplice ma la risposta è difficile». E usa il paradosso: «Viviamo sotto le telecamere, nello schermo di smartphone puntati ovunque e su tutti eppure un fotografo che fotografa oggi può sembrare strano... Singolare come Parigi, teatro d’azione di Henry Cartier Bresson, sia ora terreno minato, con il rischio che qualcuno vedendo, spuntare un obiettivo, chiami la polizia». E non è possibile rispondere semplicemente, come replicò Winogrand a un «soggetto» poco amichevole: «Ehi, amico, questa non è la tua foto, è la mia...».

«Certo», prosegue Roma, «fare qualcosa che duri non è facile. Ma devi essere dentro la vita, un elemento della natura urbana. La gente deve sapere che sei lì e fotografi, solo così potrà accettarti. Catturare un’immagine di qualcuno è una sorta di reciproca azione di rispetto».

 

Friedlander scatta ancora molto. È un modo totalizzante, il suo, di vivere l’immagine. Licenziate le prove di stampa lascia passare tutti e lo si intravvede a inquadrare il gioco d’ombre di una pianta in un angolo della scalinata. «All’origine di “Dog’s best Friend, a Pet Project“», spiega la figlia-editrice Anna, «c’è il desiderio di andare a scovare nelle migliaia di provinature accumulate dal 1958 ad oggi le linee guida di un discorso magari portato avanti per frammenti», spiega. Il tempo come elemento unificatore.

Ed era ancora Winogrand a suggerire di «non sviluppare subito, aspettare magari un anno», per perdere il legame emozionale con il momento dello scatto. Ritrovandolo più avanti sulla strada. In occasione della retrospettiva dedicata a Friedlander al Moma di New York la rivista «Time», a firma di Richard Lancayo, lo definì come «uno dei più importanti artisti americani di qualsiasi genere dalla fine della seconda Guerra Mondiale». Un termine «muchness» (pienezza) lo descrive. Lee «ama il caos, le “cose“ che possono nascere da ogni immagine, segnali stradali, raggi di sole, la linea di un tetto sul cielo, un’ombra frastagliata...». Cura dei particolari e amore incondizionato per l’opera impressa su carta di alta grammatura: palpabile e vera.

«C’è una tradizione tutta veronese alle spalle per la stampa di alta qualità», conclude Nicola Simioni, titolare delle Grafiche Siz, «che viene da lontano e che ancora oggi, nonostante le mutate condizioni dell’editoria, è ben nota e apprezzata nel mondo. Avere qui Lee Friedlander è una conferma e un onore, per noi ma non solo». Il Maestro, dopo le ultime verifiche, mentre il volume va in stampa, ha l’espressione di chi ha compiuto la sua missione. Ed è il 36° libro fotografico contando solo il nuovo millennio. «Può essere che nei primi mesi del 2018 torneremo da queste parti», si lascia sfuggire Thomas Roma. Improbabile che sia come semplici turisti. 

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