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07.03.2016

Drammi in periferia
Coltellate
in due famiglie

Un intervento dei carabinieri (Archivio)
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Due tragedie familiari. Quasi alla stessa ora. Drammi che in un caso si potevano temere. Inaspettati nell’altro. Del tutto diversi i contesti.

Nel primo caso un padre sessantaquattrenne, depresso e al limite ormai della sopportazione della sofferenza ha tentato di ammazzare la moglie coetanea allettata per colpa di un ictus e il figlio disabile trentasettenne, nato autistico. Sono stati tutti portati in condizioni gravissime in ospedale a Borgo Trento. Per l’uomo è scattato anche l’arresto per duplice tentato omicidio. Nel secondo caso un’anziana, ottantaduenne ha tentato a sua volta di uccidere il marito di due anni più vecchio di lei, colpito da un ictus che ne limita la deambulazione. L’anziano è ricoverato, ma non grave. La signora è stata ricoverata nel reparto di psichiatria.

Le due tragedie, lontane una manciata di chilometri l’una dall’altra, ieri mattina.

GOLOSINE. Erano circa le 6.50 quando arriva la chiamata di Giancarlo Righetti, operaio in pensione del Pollo Aia al fratello. «Ho ucciso Mirella e Davide e adesso mi uccido». L’uomo ha subito chiamato i carabinieri e nel frattempo è andato sul posto, dove sono arrivati anche i vigili del fuoco e le ambulanze. In casa la carneficina, sangue ovunque e l’uomo rantolante a sua volta in una pozza di sangue.

Aveva anche preparato delle lettere d’addio, chiedendo scusa per il gesto, tentando di spiegare la sua incapacità a reggere ancora la situazione.

Era seguita la famiglia di Giancarlo e Mirella Guth, lei fino a un paio di anni fa lavorava come donna delle pulizie. Poi quell’ictus l’aveva fermata, facendola finire in un letto. Ma era assistita la famiglia, informati i servizi sociali, che mandavano personale periodicamente. Ma a Giancarlo, un uomo che i vicini descrivono come fragile, la situazione aveva iniziato a pesare sempre di più da quando era mancato il supporto di Mirella.

Un figlio autistico è difficile da gestire già in tenera età. Da adulto ancora di più perchè la malattia impedisce le relazioni, i contatti, il confronto. Spesso i pazienti autistici diventano violenti. Fino a quando c’è stata Mirella con cui condividere Giancarlo ha retto. Adesso che era da solo e si sentiva ancora più solo nella sua disperazione e depressione aveva deciso di porre fine alle sofferenza di tutti. E lo ha fatto ieri mattina, con un coltello da cucina, sorprendendo tutti nel sonno.

Sono tutti e tre molto gravi, hanno subito interventi, le prognosi sono riservate.

«Abbiamo sentito le ambulanze, e visto i carabinieri e intuito che era accaduto qualcosa di grave», dice una vicina che abita nella stessa scala di quel plesso residenziale curato, dove i Righetti occupano un appartamento al piano rialzato, il primo, in via Murari Bra. Sul balcone vasi di piante e tapparelle abbassate. «Il signor Giancarlo era depresso, sappiamo che andava da uno psicologo e che era veramente molto stanco, ma la famiglia era seguita anche dai servizi sociali. Ma da quello a immaginare una tragedia simile. Siamo tutti molto spiaciuti», dice un’altra vicina. «Vedevo spesso il ragazzo, che poi è un uomo, passeggiare. A volte prendeva l’autobus», dice un’altra residente, «sapevamo che aveva problemi dalla nascita. Speriamo si salvino».

SAN MASSIMO. Completamente diversa la situazione della seconda tragedia. Gli anziani Oddone Gasparoni e Virgilia Zamberlan, che nel 2009 avevano festeggiato il cinquantesimo di matrimonio vivono in una palazzina dove abitano anche i loro figli. Vicino abitano i nipoti. La famiglia gestisce un panificio che avevano fondato i nonni, i protagonisti del dramma.

«Non so cosa possa essere scattato nella testa della mamma», dice una delle figlie, «abitiamo tutti qui. Da loro c’è un badante che entrambi adorano e la domenica che ha il giorno libero noi fratelli ci alterniamo ad andare da loro. Mamma non doveva temere nulla perchè c’è chi di noi pensa a lavare a sistemare, loro erano accudito. Mio padre aveva problemi di deambulazione, ma non altro».

Cerca di trovare una risposta la figlia: «Qualche giorno fa la mamma si era sentita male per uno sbalzo di pressione e l’avevamo portata in ospedale, le hanno dato delle gocce. Abbiamo persino pensato che queste gocce l’abbiano destabilizzata. Dev’essere stato un raptus, loro due andavano d’accordo. Lei veniva tutte le mattine al panificio, faceva quattro chiacchiere con le clienti, insomma la situazione era tranquilla».

La grande preoccupazione della figlia adesso è che la madre non superi il momento, che ricordando quello che ha commesso si lasci morire.

«Dopo il fatto mio padre poverino, si preoccupava per lei, si chiedeva cosa le sarebbe successo. Ce lo chiediamo anche noi. Abbiamo paura che lei per la vergogna di quello che commesso si uccida o si lasci morire. A quell’età basta niente».

Oddone, il ferito è stato ricoverato in ospedale, e operato alla gola, dove è stato colpito. È stata Virgilia a chiamare la nuora per dirle quello che aveva fatto. All’arrivo dei carabinieri ha aperto la porta e si è diretta verso la stanza da letto, catatonica.

E Oddone ai familiari ha detto: «Avete visto cosa mi ha fatto quella lì?».

Alessandra Vaccari
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