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07.10.2017

Costa cara la «protesta»
dell’esame del capello
Veneri resta in carcere

Nicolò Veneri durante uno dei processi
Nicolò Veneri durante uno dei processi

La «protesta» del test del capello è costata davvero cara a Nicolò Veneri, uno dei cinque ragazzi accusati di omicidio preterintenzionale per la morte di Nicola Tommasoli.

Ieri infatti, poche ore prima che la Corte d’Assie d’Appello si pronunciasse sulla posizione di Guglielmo Corsi e Andrea Vesentini, il Tribunale di sorveglianza ha comunicato la propria decisione: l’affidamento in prova che era stato concesso a Veneri è stato revocato in via definitiva. In altre parole, il ventottenne dovrà rimanere dietro le sbarre. Fino al 21 dicembre prossimo, data prevista per il fine pena.

Veneri, infatti, era stato condannato a undici anni e un mese di carcere dalla Corte d’Assise d’Appello di Venezia nel febbraio del 2015, così come l’amico Federico Perini.Dopo aver scontato parte della pena in carcere e agli arresti domiciliari, gli era stato concesso l’affidamento in prova.

A lungo Veneri ha prestato servizio alla Fondazione Opera San Camillo, un centro per anziani e non autosufficienti, dove svolgeva lavoretti di manutenzione e facchinaggio. In questa fase di affidamento, ovviamente, doveva sottostare a varie prescrizioni, come il rientro obbligatorio a casa entro le 23 o il divieto di allontanamento dalla provincia scaligera.

I problemi sono iniziati in settembre, quando il tribunale di sorveglianza ha disposto per Veneri anche il cosiddetto «test tricologico», più conosciuto come test del capello, proprio perché eseguito sui capelli: un esame che consente di rilevare tracce di sostanze stupefacenti.

Il ventottenne, difeso dall’avvocato Michele Fiocco, lo avrebbe ritenuto un accertamento inutile e troppo costoso per le sue finanze. Così «per protesta» Veneri si è presentato il giorno dell’esame con i capelli rasati, rendendo quindi impossibile l’esame.

Non appena informato dell’accaduto, il magistrato di sorveglianza ha disposto la revoca provvisoria dell’affidamento in prova e, intorno al 10 settembre, Veneri è tornato dietro le sbarre di Montorio.

Martedì mattina il caso è stato trattato dai giudici di sorveglianza Giovanni Pavarin e Vincenzo Semeraro. Il procuratore Angela Barbaglio aveva chiesto di far tornare il ventottenne dietro le sbarre, dal momento che il giovane aveva violato le prescrizione del tribunale. I magistrati si sono riservati e ieri pomeriggio hanno deciso: l’affidamento in prova è stato revocato definitivamente.M.TR.

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