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05.01.2019

Chiude l'Alter Ego
finisce un'epoca
«Costi troppo alti»

L'ingresso dell'Alter Ego
L'ingresso dell'Alter Ego

Due grandi serate, forse tre. E poi basta. Per questa stagione. Magari anche per sempre. Potrebbe chiudere i battenti definitivamente l’AlterEgo, la discoteca più famosa di Verona e probabilmente di tutto il nord Italia. Il punto di riferimento per anni della notte dei giovani scaligeri e di quelli provenienti da molte altre città, diretti sulle Torricelle per andare a ballare in uno dei luoghi simbolo del divertimento. Per anni al centro anche di questioni extramusica, con una chiusura temporanea dopo il maxi controllo nel 2008 e quindi fermata di nuovo nel 2012 per motivi di sicurezza. Spesso al centro di polemiche per l’uso di droga e di risse nel parcheggio, ma anche la tappa immancabile per tantissime persone che almeno una volta nella vita sono andati a ballare «in collina», entrando in quegli spazi che ora potrebbero chiudere per sempre.

 

I responsabili hanno annunciato infatti che sabato 12 gennaio ci sarà l’ultimo «Orbit», una delle serate culto nella lunga storia della discoteca: «Orbit - La fine, dopo 19 anni» recita la locandina dell’evento, con scritto «In 19 anni vi abbiamo fatto sognare, lo faremo anche per l’ultima volta». In consolle due tra i dj simbolo dell’AlterEgo, Paolo Martini e Marco Dionigi, immancabili nell’ultimo appuntamento. Almeno per questa serata, visto che poi ce ne sarà almeno un’altra a febbraio, che forse sancirà la chiusura definitiva del locale. «Ci stiamo pensando», le prime parole di Giulio Lenotti, gestore da quattro anni della discoteca scaligera, «intanto chiudiamo, e poi a settembre vedremo anche se penso che sarà dura continuare». I motivi? Essenzialmente due. La ristrutturazione dell’immobile da parte del proprietario, con l’intenzione di creare anche delle strutture diverse come un ristorante o alloggi, ma soprattutto la difficoltà del settore al giorno d’oggi. «Questo diventa un lavoro sempre più complicato, perchè le nuove generazioni sono dure da gestire e per la questione che riguarda divieti e sicurezza: i giovani oggi vengono meno in discoteca rispetto al passato ed è difficile interpretarne i gusti, qui ad esempio ho dovuto fare anche serate trap e commerciali, con altri stili che con la storia dell’AterEgo non centrano nulla», continua Lenotti, «in più i divieti sono sempre maggiori e le problematiche anche. Noi abbiamo le nostre colpe e non ci nascondiamo, ma non è un problema della discoteca in sè. Pensiamo alla questione spray al peperoncino e a quanto successo ad Ancona, era una discoteca ma poteva essere qualsiasi altro locale, un cinema o un un teatro, affollato ben oltre il limite e senza uscite di sicurezza, è come si usano le cose il problema e non tanto le cose in sè. E poi qui c’è sempre stata la questione delle risse all’esterno, dei ragazzini ubriachi, ma questo deriva dall’educazione del singolo e non certo dal gestore del locale che oltre a controllare il locale può fare ben poco, noi non siamo né delinquenti né tanto meno improvvisati».

 

Ora la prospettiva è quella di chiudere per i lavori di ristrutturazione, ma probabilmente poi di non aprire più i cancelli, nemmeno a settembre. Con quale futuro per il domani? «Rispondo come nel film di Sergio Leone “C’era una volta in America», sorride amaro Lenotti, «vorrà dire che andremo a letto presto». «Chiudere un locale storico fa male a tutti, ma evidentemente non ci sono più le condizioni economiche, questo è un ambiente troppo grande, una macchina che costa tantissimo e non può reggere», ammette Andrea Oliva, ex proprietario e oggi responsabile solo di alcuni eventi tra cui proprio «Orbit», da lui creato nel 2000, «sarà l’ultima volta di questa serata, che senza l’AlterEgo non ha più senso di essere».

Luca Mazzara
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