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08.09.2018

La battaglia delle Poste tra ricordo e polemiche

La targa che ricorda i caduti della battaglia delle Poste
La targa che ricorda i caduti della battaglia delle Poste

Dalle case vicine al SuperCinema si sentì sparare tutto il giorno. Il foro di una fucilata sull'orologio di un palazzo in via Cappello è testimonianza ancora viva di quel 9 settembre 1943, quando Verona diede la prima prova di Resistenza ingaggiando una battaglia in piazza delle Poste contro i tedeschi che tentavano di prendere il palazzo della Prefettura. Dall'altra parte dell'Adige, i militari dell'Ottavo Reggimento di artiglieria, agli ordini del colonnello Eugenio Spiazzi, contrastavano con le armi i nazisti che, col supporto di mezzi corazzati, tentavano di prendere le caserme Ederle e Campofiore. Una targa, in piazza Viviani, ricorda l'episodio delle poste. E lì stamattina, a 75 anni dall'armistizio dell'8 settembre, il sindaco Federico Sboarina interverrà alla cerimonia di commemorazione di quei fatti, alle 11. Sarà deposta una corona d'alloro e seguirà un'orazione ufficiale. Alle 11.45 il drappello ricorderà, al cimitero monumentale, nel campo militare a lato del sacello, i caduti dell'Ottavo reggimento. Il 9 settembre 1943, giorno dopo l'armistizio, un gruppo di civili e militari cercano di contrastare in piazza delle Poste le forze tedesche che, ben armate, mirano alla Prefettura e al palazzo delle Poste. Nel frattempo, nei pressi della porta ferroviaria tra le attuali via Torbido e dell'Università, gli uomini dell'Ottavo reggimento compiono una strenua difesa delle caserme Ederle e Campofiore. Cadono cinque soldati italiani, altri 15 restano mutilati o feriti. Si combatte fino all'11 settembre. Poi, vista l'impossibilità di continuare la resistenza, il presidio di 3.550 uomini desiste, dileguandosi e sottraendosi alla cattura. Ma sono giorni anche di solidarietà. In via del Minatore - come ricorda la cartina della Resistenza a Verona, edita dall'Istituto per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea e curata dagli storici Stefano Biguzzi e Olinto Domenichini - i cittadini vicini all'attuale caserma Rossani forniscono abiti civili ai genieri fuggiti dall'edificio controllato dai tedeschi e che si sono calati dalle finestre nel vicolo di accesso alla chiesa della Santissima Trinità. Questa storia, più che documentata, è messa in discussione, a poche ore dalla cerimonia, dal consigliere comunale di maggioranza Andrea Bacciga (Battiti) che ha protocollato un'interrogazione in Comune, chiedendo che si recuperino incartamenti storici comprovanti il combattimento del palazzo delle Poste e il decesso dei sei ignoti. La targa di piazza Viviani, infatti, onora sei caduti senza nome, oltre a ricordare il tenente Vincenzo D'Amore, Darno Maffini e Berto Zampieri che «alla testa di un pugno di cittadini e di soldati italiani, fronteggiarono l'invasore nazista e prevalsero fino a esaurimento di munizioni». Bacciga chiede all'assessorato e agli uffici competenti che siano trovate prove storiche certe dimostranti l'evento e, in caso contrario, di considerare la possibilità di rimuovere la targa. Targa o meno, la città di Verona resta medaglia d'oro della Resistenza. E sono legate al 9 settembre 1943 altre due delle 13 medaglie d'oro veronesi: quella di Raffaele Trevisan, morto alle bocche di Cattaro sotto il fuoco tedesco e di Udino Bombieri, caduto a Bracciano cercando di rendere inutilizzabile il suo carrarmato ai tedeschi. •

Maria Vittoria Adami
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