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19.11.2017

Cailotto, una vita
spesa tra giocattoli
e grande ciclismo

Cailotto con le figlie Roberta (a sinistra) e Nicoletta, Moser e Giovanni Rana al Premio Guido Rizzetto
Cailotto con le figlie Roberta (a sinistra) e Nicoletta, Moser e Giovanni Rana al Premio Guido Rizzetto

Teofilo Sanson, l’indomani della conclusione del Mondiale di ciclismo 1999, organizzato a Treviso e Verona, avvilito per alcune incomprensioni con Remo Mosole, dirigente della Marca, dichiara a L’Arena: «Tra cinque anni, il Mondiale tornerà a Verona, sul lago e in città, e l’organizzerò con Battista Cailotto». Ne aveva parlato, la sera prima, con Hein Verbruggen, l’allora presidente dell’Unione ciclistica internazionale. Battista Cailotto conferma: «Proprio così, si era ai saluti e Teo mi dice: preparati per un altro Mondiale». L’impresa, allora, sembrava impossibile, ma sarà realizzata «con il sostegno dell’imprenditoria veronese, la famiglia Rana in testa», ricorda Cailotto, 70 anni, una vita nel ciclismo come dirigente e nel lavoro come imprenditore di successo.

Cailotto, in gioventù, conosce Giovanni Fasoli, scalatore della Gaiga, vincitore della Bologna-Raticosa e della Rizza-Erbezzo ed eccolo in bici: fa un anno da esordiente con debutto a Michellorie, uno da allievo, tanta volontà e pochi piazzamenti. Meglio smettere, allora, ma la passione torna «quando Roberto Girelli mi chiede il favore di portare due corridori del Lupatotino a una corsa a Pergine». Da allora non esce più dal mondo delle due ruote. Entra nel Lupatotino e, dopo due anni, è con Girelli, «El Posta» Roberto Cordioli, Giuliano Solieri, Franco Ermeti, Franco Mori, uno dei fondatori del Cadidavid, diventato una società dove sono cresciuti alcuni dei migliori talenti.

Il ciclismo si mescola col lavoro: Cailotto vende libri per la Mondadori, fa il servizio militare, al rientro è rappresentante nel campo alimentare e nel 1972 ha «l’idea di fare il grossista di prodotti per tabaccheria, in collaborazione con la moglie, Maria Piacenza», e nasce la «Casa del tabaccaio», specializzata in forniture per le tabaccheria. Parte con 50 articoli, ora la «Cailotto Ingrosso», dal 1975 denominazione dell’azienda, ne propone 12.500. «All’epoca», ricorda Battista, «la tabaccheria era un punto riferimento nei piccoli paesi: con sigarette e sale, era una sorta di bazar. I prodotti principe erano per la rasatura, ma il mercato si stava evolvendo col passaggio dalla lametta a nuovi sistemi».

A livello sportivo, quando il comitato provinciale della Federciclismo entra in crisi, è nominato commissario in vista delle nuove elezioni, poi entra nel comitato regionale con Raffaele Carlesso e, quando questi passa alla Struttura tecnica nazionale, è vicepresidente con Bruno Coccato. È una delle anime di dieci edizioni del Giro del Veneto, gara a tappe per dilettanti, nel 1993 diventa consigliere nazionale (tiene gelosamente nel cassetto l’articolo che gli dedicò su L’Arena, Adriano Paganella) con Agostino Omini presidente e viene confermato sotto le gestioni di Carlesso e di Ceruti, quando è all’opposizione. Chiude nel 2000 e riceve dal comitato regionale il premio Guerriero Veneto perché «si è sempre battuto per i diritti della base e per il decentramento». Senza incarichi federali, si trasforma in fotografo del ciclismo e continua a seguire le corse, a Verona e a livello nazionale. Nel frattempo, la «Cailotto Ingrosso» si amplia e nella zona a insediamenti produttivi di Forette, costruisce sede e magazzino in un capannone di duemila metri quadrati. Per 18 anni, Cailotto è anche consigliere della Banca di Credito cooperativo di Cadidavid, l’attuale Banca di Verona.

Ed eccoci al Mondiale di ciclismo 2004. «Per chiedere l’organizzazione», ricorda Battista, «serve la richiesta all’Uci da parte di una società affiliata ed è il mio Gs Cadidavid a presentarla. Si doveva, però, allegare una fidejussione che non ero in grado di sostenere. Sanson mi dice: ci penso io. L’accordo tra noi era che, se il Mondiale fosse stato assegnato a Verona, si sarebbe costituita una società per azioni con i più bei nomi dell’economia veronese». Così sarà.

Il successo è unico. Cailotto spiega: «Il Mondiale di Verona viene tuttora portato come esempio nel mondo, per la professionalità dimostrata nell’organizzazione: è costato 7 milioni e la società ha chiuso con un utile, devoluto in beneficenza. I soldi c’erano, ma il segreto è stato nella gestione e bisogna ringraziare la famiglia Rana che ha messo a disposizione due dei migliori dirigenti della sua azienda, Matteo Polo Fritz e Paolo Soave. Il nostro è stato l’unico Mondiale degli ultimi vent’anni a chiudere in attivo». Cailotto collaborerà poi con la società di gestione del Mondiale di Varese 2008, mai dimenticando, però, il ciclismo di base al quale regala, da 36 anni, una Festa dei Giovanissimi, in collaborazione col professor Giuseppe Degani, nella quale i premi non sono dati ai vincitori, ma estratti a sorte, e un «Premio Rizzetto», dedicato a chi promuove il ciclismo giovanile e intitolato a chi, su L’Arena, seguiva con passione e precisione, le gare dei Giovanissimi.R.P.

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