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12.10.2011

Catullo, verifiche della Procura


 Gli ampliamenti del Catullo sono al centro di accertamenti della Procura per l'impatto ambientale
Gli ampliamenti del Catullo sono al centro di accertamenti della Procura per l'impatto ambientale

Gli esposti sono numerosi, dicono in Procura. E così la polizia giudiziaria sta scartabellando tra atti, lettere e documenti per verificare ciò che i denuncianti sostengono da anni: il Catullo non ha chiesto né la Via, la valutazione d'impatto ambientale nè la Vas, la Valutazione ambientale strategica per la costruzione delle opere che hanno allargato lo scalo veronese. Anzi sembra addirittura che non l'abbia mai chiesta per tutto lo scalo.
Gli inquirenti vogliono vederci chiaro su queste denunce e la polizia giudiziaria potrebbe aver già finito di svolgere le indagini. C'è chi vocifera che sul tavolo del procuratore Mario Giulio Schinaia, ci sarebbe già l'informativa finale ma su questa indiscrezione non ci sono nè conferme nè smentite al secondo piano del palazzo di giustizia. La procura non avrebbe ancora iscritto nessuno nel registro degli indagati nè sono state ipotizzate le accuse. La volontà degli investigatori è quella di dare risposte accettabili in tempi brevi a chi sostiene la violazione della normativa ambientale nell'operato della società di gestuione dell'aeroporto.
Nella documentazione in mano agli inquirenti c'è anche una lettera del ministero dell'ambiente con il numero di protocollo Dsa-2008-0003601 dell'11 febbraio 2008. In quella missiva, inviata tra l'altro anche alla Regione Veneto e al Comune di Verona oltre che alla società «Valerio Catullo», il direttore generale del dicastero, Bruno Agricola, scrive che, a proposito della pronuncia di compatibilità ambientale, «questo ministero non ha mai ricevuto alcuna richiesta».
E non solo: «In tal senso, tantomeno ha ricevuto quesiti relativamente all'assoggettabilità alla procedura di Via delle opere che s'intendevano realizzare nè dalla società aeroportuale nè dall'Enac quale ente preposto ai controlli e all'approvazione dei piani aeroportuali». Lo stesso direttore generale, poi, precisa nella stessa lettera che «la struttura aeroportuale in questione (il Catullo ndr) dev'essere soggetta alla procedura di Via nazionale».
Alla fine è lo stesso ministero a chiedere «la documentazione e la cartografia utile per valutare quali siano le nuove opere eseguite e quali siano quelle ancora da eseguire». Nella lettera si chiede anche «una relazione che renda conto del numero dei passeggeri e dei voli eserciti (forse eseguiti ndr)».
In realtà, agli atti della polizia giudiziaria ci sarebbero anche le foto dall'alto con le quali sono ben visibili l'avanzamento dei lavori che, a parere dei denuncianti, non sarebbero stati sottoposti al vaglio della commissione nazionale per la valutazione ambientale.
I lavori riguardano il prolungamento della pista, le nuove aree per la sosta degli aerei, l'hangar per il ricovero dei velivoli oltre ai parcheggi all'aerostazione degli arrivi, ai parcheggi multipiano.
In realtà, su tutta l'inchiesta, regna una legislazione amministrativa dai contorni mai ben definiti che sembra disorientare gli stessi investigatori su eventuali responsabilità penali dei vertici del Catullo. Solo tra qualche settimana gli accertamenti già svolti potrebbero sfociare in un'indagine con accuse e indagati.
La società di gestione, interpellata, non ha ritenuto di intervenire nella vicenda, riservandosi di farlo più avanti. Ma il 26 gennaio 2010, il direttore generale Massimo Soppani aveva dichiarato al nostro giornale che «lo studio sulla Via sarà pronto a giugno (del 2010 ndr)». Questa promessa, però, non è stata mantenuta visto che gli investigatori ora vogliono vederci chiaro sui ritardi nella redazione della Valutazione d'impatto ambientale per stabilire eventuali responsabilità penali di chi aveva il compito di presentarloOPYRIGHT

Giampaolo Chavan
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